Società

Carlo Rovelli: “La scuola distrugge la curiosità, Einstein divenne geniale grazie a un anno di ozio creativo. Detestavo il liceo e l’università, la ribellione giovanile è il vero motore del progresso scientifico”

Carlo Rovelli, ordinario di fisica teorica all’Università di Aix-Marseille e direttore del gruppo di ricerca in gravità quantistica del Centre de Physique Théorique, ha affrontato il tema del sistema scolastico durante l’intervista rilasciata in occasione del Premio Alassio per l’Informazione Culturale.

Il fisico teorico, autore di bestseller tradotti in decine di lingue come “Sette brevi lezioni di fisica” e “La realtà non è come ci appare”, ha dichiarato di essere stato “un adolescente inquieto e ribelle al liceo” che “detestava la scuola” e ha “continuato a detestarla all’università”. La ribellione giovanile di Rovelli si è tradotta in una critica radicale al modello educativo tradizionale, che il fisico considera un ostacolo allo sviluppo del pensiero scientifico e della curiosità intellettuale.

L’importanza dell’ozio e il caso Einstein

Rovelli ha richiamato il concetto di ozium dei latini, uno spazio di tempo libero gestito autonomamente per attività creative non pianificate, criticando i genitori che riempiono le giornate dei figli di troppe attività programmate. Il fisico ha citato l’esempio di Albert Einstein, che abbandonò il liceo tedesco perché lo riteneva troppo rigido e trascorse un anno a Pavia senza frequentare regolarmente corsi istituzionali.

Rovelli ha affermato che “quell’anno perso sia uno delle motivi per cui Einstein è uno scienziato così grande, perché per un anno ha pensato, si è costruito”. Gli storici hanno scoperto che Einstein frequentava per curiosità personale alcune lezioni di fisica all’università di Pavia, leggeva Kant e seguiva le proprie inclinazioni intellettuali. Rovelli ha sostenuto che la strada per diventare scienziati consiste nel fare le cose per curiosità e non perché vengono imposte da un percorso rigidamente predefinito.

La ribellione come motore del progresso scientifico

Il fisico ha individuato nella ribellione giovanile il motore del cambiamento intellettuale e del progresso della civiltà. Rovelli ha dichiarato che tutte le persone che studiamo a scuola, siano poeti, scienziati, politici o guerrieri, sono stati ragazzi ribelli che facevano il contrario di quello che la scuola aveva detto loro di fare.

Il pensiero scientifico si fonda sulla capacità di mettere in discussione tutto, non dare nulla per certo e rimettere qualunque cosa in discussione, un approccio che entra in conflitto con i dogmi e le certezze imposte dal sistema educativo tradizionale.

Rovelli ha definito la scienza come vedere le cose in maniera nuova e ha identificato in questa capacità visionaria il nucleo della cultura scientifica. La civiltà progredisce attraverso un equilibrio tra le forze conservatrici che preservano la stabilità e le forze innovative che nascono dalla gioventù, le quali vogliono cambiare perché pensano che si possa fare meglio.


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