Friuli Venezia Giulia

Mano spappolata, verifiche sulla legalità del botto

GUARDA IL SERVIZIO VIDEO. Saranno gli accertamenti dei carabinieri, disposti dalla Procura di Udine, ad accertare se il petardo che la notte del 31 dicembre ha causato gravissime lesioni alla mano di un sedicenne, originario di Cinto Caomaggiore ma residente a Sesto al Reghena, fosse di libera vendita. La carica del petardo gemello, precedentemente fatto scoppiare nella campagna di Sedegliano da alcuni amici che erano con lui, ha aperto un cratere a terra. Un indizio, questo, che farebbe pensare ad un botto di costruzione artigianale e, quindi, dotato di una carica esplosiva di gran lunga superiore rispetto a quella contenuta nei fuochi pirotecnici che si trovano regolarmente in commercio.

L’incidente si è verificato nei pressi dell’ex Forte di Sedegliano. Il ragazzino, dopo essere stato immediatamente soccorso da personale del 118, era stato condotto all’ospedale di Pordenone per essere sottoposto, già nella notte, ad un delicato intervento chirurgico. I medici specialisti, nonostante la professionalità messa in campo e la tempestività, non sono riusciti a salvargli la mano destra: troppo profonde le ferite riportate dall’esplosione del petardo che, inesploso, aveva raccolto da terra. L’adolescente si trova ora nel reparto di Pediatria, assistito dai genitori. E’ sottoposto ad un trattamento antidolorifico ed antibiotico e, prossimamente, dovranno essere valutate le probabilità di riuscita di una ricostruzione della parte anteriore della mano o di una installazione protesica.

Nell’esplosione avrebbe inoltre riportato anche lesioni superficiali su altre parti dei corpo e, in particolare, ad un orecchio.


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