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I tormenti di Burrow: “Se non mi diverto che senso ha giocare ancora a football?”


Ha appena compiuto 29 anni ed è tempo di bilanci, amari, per uno dei migliori quarterback in circolazione, Joe Burrow, leader offensivo dei Cincinnati Bengals. Freddo nei momenti di caos, grande lettura delle difese, tecnica perfetta di lancio, scelte giuste nei momenti giusti, competitivo e mai rassegnato alla sconfitta, JB ha mostrato sin da subito una classe cristallina nel ruolo principe del football americano.

Ma sin da subito ha anche conosciuto la violenza del gioco nella lega professionistica e ha subito tanti, forse troppi colpi. Riassumendo: pronti via e nella sua stagione da rookie ci rimette un ginocchio. Lascia il team nella seconda metà del campionato e finisce sotto i ferri.

Il ragazzo è tosto, parecchio, e torna carico di grinta e voglia di vincere e l’anno dopo si consacra come un qb d’elite guidando i Bengals al Super Bowl. La finalissima però finisce male per Cincinnati e anche per lui che ne esce con una distorsione al legamento collaterale mediale nel match che sancisce la vittoria dei Los Angeles Rams.

Dopo aver recuperato dal nuovo infortunio durante la offseason, Burrow perde gran parte del training camp a causa di un’appendicectomia d’urgenza. Un anno dopo, salta circa due mesi per essersi infortunato al polpaccio durante il primo giorno di training camp.

E ancora: durante la decima partita dei Bengals della stagione 2023 Burrow si fa male a un polso. Finirà nuovamente sotto i ferri e chiuderà così la stagione.

Torna nel 2024 e guida la Nfl con 4.918 yard e 43 touchdown, vincendo per la seconda volta il trofeo dedicato al comeback più clamoroso dell’anno.

I guai non sono finiti. Andiamo all’anno in corso. Joe al secondo match deve fermarsi: lo aspetta il chirurgo per operargli un piede, lesionato. dopo l’ennesimo duro colpo subito. Sorprendentemente riesce a rientrare un paio di settimane fa e lo fa alla sua maniera: con qualità altissima. Ma ormai la stagione di Cincinnati è compromessa e poche ore fa, non senza sorpresa, JB apre a un possibile e non remoto futuro che potrebbe vederlo lontano dal gioco dei touchdown .

A bassa voce ammette “Sto riflettendo, sul futuro, ci sono un sacco di cose che succedono in questo momento”. Dentro e fuori del campo? gli chiedono. “Sì”, quasi sussurra.

E poi sembra voler rassicurare: “Certamente non cambia la mia voglia di vincere”.

Ma subito dopo gela i cronisti: “Sapete, se voglio continuare a fare questo, a giocare a football, devo divertirmi. Perché ne ho passate tante, e se non è divertente, allora devo chiedermi perché lo faccio?”.

Burrow parla dopo la sconfitta in trasferta contro i Buffalo Bills, sotto una tempesta di neve e gli domandano: c’entrano anche i risultati negativi in questa tua riflessione? E lui: “Certamente”.

La Nfl rischia di perdere una stella. I Bengals non hanno saputo tutelarla: se hai un giovane campione devi alzare un muro davanti a lui, una linea offensiva che sappia proteggerlo il più possibile. E’ un patrimonio del gioco e della tua squadra, del tuo club. Così non è stato e da quando è entrato tra i professionisti è uno dei qb che ha subito più colpi.

C’è un precedente: Andrew Luck dei Colts. Altro quarterback d’elite. Sfinito dagli infortuni lasciò che ancora non aveva trent’anni. Speriamo che quello di Joe sia solo un avvertimento (a Cincinnati, al coaching staff, al managemente) perché non vi è dubbio che sarebbe una grave perdita per tutti coloro che seguono il football americano.

Burrow merita di scrivere ancora tanti capitoli nel grande libro delle imprese sportive della National football league. Lui, talentuoso e vincente, deve avere una reale possibilità di concorrere per conquistare il trofeo più ambito. Sarebbe un “delitto sportivo” vederlo sparire così dal campo.


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