Il corollario Trump alla dottrina Monroe
07.12.2025 – 7.30 – Il corollario Trump alla dottrina Monroe. Ha usato queste parole il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, nella sua nuova strategia di sicurezza nazionale. La National security strategy (Nss) è un documento che viene abitualmente pubblicato dai governi di Washington per esprimere le loro linee di indirizzo. Ma quello apparso l’altro giorno sul sito della Casa Bianca sta facendo clamore, non solo per la critica a tutto tondo dell’Europa, considerata a rischio “annientamento della civiltà“. Il documento parla anche di una svolta radicale nella politica estera americana. Di seguito presentiamo la struttura del testo e ne traduciamo i passaggi chiave. Il collegamento alla versione originale integrale si trova in fondo a questo articolo. La strategia di Trump si presenta come un piano “concreto e realistico” in 29 pagine per chiarire quali sono gli obiettivi statunitensi e gli strumenti disponibili per ottenerli, delineando una visione nazionale e al contempo del mondo, con focus specifici su Americhe, Asia, Europa, Medio Oriente e Africa. Interessante la scelta dell’aggettivo “realistico”: in filosofia politica indica il filone teorico inaugurato da Niccolò Machiavelli e Thomas Hobbes, improntato a un forte pragmatismo. In altre parole, la Realpolitik. Il documento pone le seguenti premesse: “Dopo la fine della Guerra fredda le élite della politica estera americana si sono convinte che il dominio americano permanente sull’intero mondo fosse nel migliore interesse del nostro Paese. Eppure gli affari di altri Paesi riguardano gli Stati Uniti solo se le loro attività minacciano direttamente i nostri interessi. Le élite hanno fatto scelte enormemente sbagliate e distruttive sul globalismo e sul cosiddetto libero scambio. Hanno legato la politica americana a una rete di istituzioni internazionali, animate talvolta da un marcato anti-americanismo e in molti casi da un transnazionalismo che mira esplicitamente a dissolvere la sovranità degli Stati”.
Si esplicitano quindi gli obiettivi di Trump, suddivisi in generali ed esterni. In generale, il presidente vuole perseguire il pieno controllo dei confini statunitensi; la forza militare in un’ottica di deterrenza (incluso un sistema di difesa missilistica chiamato “cupola d’oro”); il mantenimento del soft power; la “restaurazione della salute spirituale e culturale americana”; la crescita industriale, economica ed energetica; la tutela degli Stati Uniti come “Repubblica indipendente e sovrana il cui governo tutela i diritti naturali, donati da Dio, dei suoi cittadini, rendendo prioritari i loro benessere e interessi”. La strategia delinea poi la visione del mondo di Trump: un Emisfero occidentale stabile e ben governato che scoraggi l’immigrazione di massa verso gli Stati Uniti e i cui governi cooperino con Washington nel contrasto alle organizzazioni criminali transnazionali tra cui il cosiddetto narco-terrorismo. In geografia per Emisfero occidentale si intendono essenzialmente le Americhe e le acque circostanti (eventualmente con porzioni di Africa, Europa, Antartide e Asia, se si considerano tutte le terre a ovest del meridiano di Greenwich). “Vogliamo inoltre un Emisfero libero da incursioni ostili o dalla proprietà straniera di asset chiave, con accesso costante alle località strategiche fondamentali”, si legge nel documento: “In altre parole, affermeremo e applicheremo un corollario Trump alla Dottrina Monroe”. L’elenco dei desiderata prosegue: Indo-Pacifico “libero e aperto” con libertà di navigazione nelle rotte marittime cruciali e catene di approvvigionamento garantite; tutela di “libertà, sicurezza, fiducia nella propria civilizzazione (civilizational self confidence) e identità occidentale” in Europa; no al dominio di una potenza rivale in Medio Oriente; intelligenza artificiale, biotecnologia e calcolo quantistico statunitensi al traino dello sviluppo tecnologico mondiale. La dottrina Monroe si riferisce alla posizione assunta nel 1823 in un discorso dal quinto presidente americano James Monroe: qualsiasi ingerenza extra-continentale (all’epoca europea) nel continente americano è da considerarsi alla stregua di un gesto ostile contro gli Stati Uniti.
A questo punto il documento strategico si chiede quali strumenti sono disponibili per perseguire simili obiettivi. La risposta è che “l’America mantiene la posizione più invidiabile al mondo con risorse e vantaggi di prim’ordine”. All’esistente, Trump intende apportare: un ripristino della cultura della competenza nel mondo del lavoro (stop alle pratiche inclusive per le minoranze, che secondo Trump sono in verità discriminatorie); lo sfruttamento della capacità di produzione energetica americana come priorità strategica; la reindustrializzazione dell’economia nazionale; importanti riduzioni fiscali e sforzi di deregolamentazione per attrarre capitali e stimolare il fare impresa; investimenti nelle tecnologie emergenti e nelle scienze di base per garantire prosperità, vantaggio competitivo e supremazia militare alle future generazioni. Dati simili strumenti, la strategia vuole collegare tutti questi e altri asset per riaffermare la grandezza degli Stati Uniti. Intende farlo nel rispetto di una serie di principi e priorità. I principi: una definizione mirata dell’interesse nazionale; la pace attraverso la forza in quanto deterrenza; predisposizione al non-interventismo; realismo flessibile (“cerchiamo buone relazioni e rapporti commerciali pacifici con i Paesi del mondo senza imporre loro cambiamenti democratici o sociali che differiscano profondamente dalle loro tradizioni e dalla loro storia”); sovranità nazionale e rispetto; equilibrio del potere mondiale; politiche favorevoli ai lavoratori americani; equità nelle relazioni internazionali; competenza e merito. Dunque la lista delle priorità da perseguire: fine dell’era delle migrazioni di massa; protezione dei diritti e delle libertà fondamentali; condivisione e ridistribuzione degli oneri della difesa sul piano mondiale; riallineamento dello scacchiere geopolitico tramite la diplomazia della pace del presidente americano; sicurezza economica.
Quanto alle libertà fondamentali, il documento chiama in causa l’Europa: “Il governo americano vuole garantire ai propri cittadini i diritti naturali, concessi da Dio, americani. A tal fine, i poteri governativi non devono mai essere abusati, né sotto la maschera delle cosiddette de-radicalizzazione, protezione della nostra democrazia né di qualsiasi altro pretesto. Quando e dove tali poteri vengono abusati, gli autori devono essere ritenuti responsabili. In particolare i diritti alla libertà di parola, alla libertà di religione e di coscienza, alla scelta del governo sono diritti fondamentali che non devono mai essere violati. Nei Paesi che condividono o dichiarano di condividere questi principi, sosterremo con forza il rispetto dei diritti nella lettera e nello spirito. Ci opporremo a restrizioni sulle libertà fondamentali guidate dalle élite anti-democratiche in Europa, nell’Anglosfera e nel resto del mondo democratico, specialmente tra i nostri alleati“. Per quanto riguarda invece la sicurezza economica, vengono esplicitati i seguenti punti: riequilibrio delle relazioni commerciali tramite stop al dumping e ricerca di scambi con Nazioni interessate a un’ottica di mutuo beneficio; accesso a catene di approvvigionamento e materiali critici (“gli Stati Uniti non devono mai dipendere da potenze esterne per componenti fondamentali, dalle materie prime fino ai prodotti finiti”); reindustrializzazione, anche nella difesa; dominio energetico e finanziario. Infine i focus mirati sulle singole macro-aree del mondo: rappresentano la parte più corposa del documento, in una quindicina di pagine. Ne traduciamo e riassumiamo i passaggi salienti.
Primo punto. Il corollario Trump alla dottrina Monroe nell’Emisfero occidentale: gli Stati Uniti restaureranno la preminenza americana nell’Emisfero occidentale negando ai concorrenti extra-emisferici la capacità di posizionare forze o controllare asset vitali nelle Americhe. Gli Stati Uniti arruoleranno alleati regionali ricompensando governi e movimenti politici affini. Ripenseranno inoltre la propria presenza militare, abbandonando teatri lontani e poco influenti sulla sicurezza americana, per concentrarsi nella propria sfera d’influenza, dove le priorità saranno il contrasto all’immigrazione illegale, al traffico di droga ed esseri umani. Gli Stati Uniti vogliono poi espandere la loro rete nel Nuovo Mondo: vogliono essere visti come un partner di prima scelta, per gli altri Paesi americani, e scoraggeranno la collaborazione di questi con altri. Secondo punto. Con l’Asia Trump vuole vincere le scommesse economiche future e prevenire un eventuale confronto militare. Trump ritiene che l’Indo-Pacifico, fonte di quasi metà del Pil mondiale basato sulla parità del potere d’acquisto, continuerà a essere uno dei principali campi di battaglia economici e geopolitici del prossimo secolo. Ritiene inoltre che è stato un errore di valutazione aprire i mercati americani alla Cina pensando che sarebbe entrata nel cosiddetto ordine basato su regole. “Da quando l’economia cinese si è riaperta al mondo nel 1979, le relazioni commerciali bilaterali sono squilibrate”, si legge: “Ciò che era iniziato come un rapporto tra un’economia matura e ricca e uno dei Paesi più poveri del mondo si è trasformato in uno tra quasi pari. Riequilibreremo il rapporto economico americana con la Cina, dando priorità alla reciprocità e alla correttezza per ripristinare l’indipendenza economica americana“.



