Porto Sant’Elpidio, Cristian trovato morto a 23 anni a casa di un amico: stroncato da un’emorragia dopo un’incidente. Lo zio: «Per noi una catastrofe»
PORTO SANT’ELPIDIO – «Cristian è morto a Milano in seguito a un incidente stradale». Così Roberto, lo zio di Cristian Mandolesi, il giovane di 23 anni trovato morto a casa di un amico a Milano. L’incidente è avvenuto giovedì sera della scorsa settimana. Al volante c’era l’amico che lo aveva ospitato. È stato un impatto violentissimo, auto semidistrutta.
Secondo la famiglia, che si basa sulle prime evidenze del medico legale, «un’emorragia interna non risolta nell’immediato sarebbe stata la causa del decesso».
Si attende l’esito dell’autopsia, ma resta il fatto che il giovane è morto nella casa dell’amico. Cristian era arrivato in treno giovedì a Milano per incontrare l’amico, che lo aveva raggiunto in stazione e, in macchina, stavano rientrando a casa la sera intorno alle 22/23, quando hanno avuto l’incidente. Il ragazzo al volante non ha accompagnato Cristian al pronto soccorso dell’ospedale, forse per paura, per il timore di un ritiro della patente o di un controllo con l’etilometro. Forse perché quei dolori allo stomaco e alla testa non sembravano gravi in un primo momento. Così i due sono tornati a casa. Cristian si è addormentato, evidentemente l’emorragia interna ha fatto il suo corso e non si è più risvegliato. La mattina, i soccorsi sono arrivati, ma i tentativi di rianimazione si sono rivelati inutili.
La famiglia è sconvolta. Lo zio Roberto, titolare della ferramenta elpidiense, racconta con voce spezzata: «È una tragedia che non si augura al peggior nemico. Non è morto solo Cristian, con lui siamo morti tutti». E aggiunge: «Capisci? Questa è una catastrofe, aveva solo 23 anni, doveva fare tutto ancora nella vita. Se fosse stato portato al pronto soccorso subito, avrebbero fermato l’emorragia e lui oggi sarebbe qui. In questo momento non è morta una persona sola, siamo morti in cinque. Siamo qui, ma siamo finiti».
Secondo quanto riferito dal medico legale, non sempre un’emorragia interna si manifesta subito ma, a distanza di sette-otto ore, il problema viene fuori, quando è troppo tardi. Una diagnosi tempestiva avrebbe potuto salvargli la vita. La notizia ha scosso la comunità elpidiense. Sui social si moltiplicano i messaggi di cordoglio da parte di mamme e amici con cui Cristian giocava a pallone. La giovane età e il buono stato di salute hanno contribuito a sottovalutare i sintomi, che si sono rivelati fatali. Ora la famiglia attende l’autopsia per chiarire definitivamente le cause. Resta il dolore immenso e la consapevolezza che una corsa al pronto soccorso avrebbe potuto cambiare tutto.




