Calabria

I richiami della Corte dei conti e gli impegni della Calabria sul Ponte

A leggere la nota di qualche giorno fa di Palazzo Chigi sulla bocciatura della Sezione centrale di controllo della Corte dei conti (SCCLEG/19/2025) riferita alla messa a terra del Ponte sullo Stretto, sorgono alcune perplessità di metodo e di merito. Entrambe riguardanti il necessario «approfondimento da parte del governo, in particolare delle amministrazioni coinvolte, che da subito sono state impegnate a verificare gli aspetti ancora dubbi».
Tra queste ultime c’è chi suppone anche quelle riguardanti le due Regioni impegnate e i Comuni interessati dagli espropri e dai piloni. Una tesi che, a bene pensare, non è certo da scartare per difetto estimativo.
Un lavoro di non poco conto, stante le eccezioni chirurgiche del magistrato dei controlli preventivi di legittimità, che ha concluso che la delibera n. 41/2025 del Cipess, adottata il 6 agosto 2025 «non può essere dichiarata conforme a legge». Il tutto con la conseguenza di ricusare il visto e la successiva registrazione del provvedimento, imponendo così la reiterazione della gara a suo tempo espletata. Una conclusione di certo ispirata dalla chiamata fuori che lo stesso Cipess fa nella valutazione della congruità del costo, atteso che si è limitato «a prendere atto, sotto l’aspetto finanziario, del costo totale dell’opera, ma non svolge alcuna considerazione in ordine alla procedura di aggiornamento dei costi». Se vogliamo dirla tutta, la definizione dei costi non solo è da ricondurre ad un passato non più equivalente. Ciò anche alla luce di chi, come anche la società “Stretto di Messina”, non ha messo becco sulla conformità dei corrispettivi rilasciando le dovute attestazioni di rito.
L’articolo completo è disponibile sull’edizione cartacea e digitale


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