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Zootropolis 2 è la prova che i sequel, se fatti bene, hanno ragione di esistere

Equilibri narrativi così funzionali e impeccabili come quelli di** Zootropolis** sono difficilissimi da conquistare, ed è proprio per questo motivo che temevamo che un secondo capitolo del film potesse rovinare quello che di bello si era creato nel primo. Fortunatamente una certa parte della Disney tiene ancora alla qualità e alla voglia di raccontare qualcosa solo quando arriva l’idea giusta, e forse è per questo che abbiamo aspettato nove anni prima che Zootropolis 2 vedesse la luce e conquistasse il botteghino di mezzo mondo. Il motivo del successo è semplice: al di là dell’onda fortunata legata al primo, il film ha iniziato ad attirare sempre più spettatori grazie a quel mezzo apparentemente desueto ma ancora potentissimo che è il passaparola. Perché Zootropolis 2 è bello davvero, e la cosa che più convince è la trasversalità del suo pubblico.

Zootropolis 2 è la prova che i sequel se fatti bene hanno ragione di esistere

Disney

Il film ha, infatti, diversi livelli di interpretazione narrativa, e questo permette che a divertirsi e a farsi coinvolgere dalla narrazione siano non solo i bambini che, per motivi evidenti, si fermano alla superficie, ma anche gli adulti che dispongono di qualche strumento in più per decodificare quello che vedono – uno su tutti, la straordinaria citazione del labirinto innevato di Shining di Stanley Kubrick negli ultimi venti minuti di Zootropolis 2. Poi, certo, ci sono i protagonisti: la coniglietta Judy e la volpe Nick, prima nemici e poi amici, complici fino al midollo nella risoluzione dei casi più intricati e, forse, un domani intimi perché il loro rapporto è talmente tenero, ben costruito e ben pensato che tutto lascerebbe presagire a qualcosa in grado di andare oltre l’amicizia (anche se ci sarebbero non pochi dubbi su come consumare effettivamente un rapporto, ma non divaghiamo).


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