Puglia

“Corretto applicare la misura cautelare”, Cassazione su D’Onghia

La misura cautelare nei confronti di don Nicola D’Onghia, l’ex parroco di Turi, accusato di omicidio colposo e omissione di soccorso nei confronti della 32enne soccorritrice del 118, Fabiana Chiarappa, il 2 aprile scorso sulla statale 172, fra Turi e Putignano, è stata correttamente applicata. Lo mettono nero su bianco i giudici della Corte di Cassazione, che hanno respinto il ricorso degli avvocati Federico Straziota e Vita Mansueto.

Il prete fu arrestato ai domiciliari il 29 aprile, ottenendo poi su istanza dei suoi legali l’attenuazione della misura, trasformata in obbligo di soggiorno nel comune di residenza, e cioè Noci. Secondo la ricostruzione dei carabinieri, quella sera la ragazza era appena caduta con la sua moto di grossa cilindrata quando il prete, sostengono il procuratore aggiunto Ciro Angelillis e la pm Ileana Ramundo, l’avrebbe travolta passandole sopra con la ruota anteriore destra della sua auto perché distratto dall’uso del telefonino, come proverebbero i tabulati telefonici acquisiti dai carabinieri.

Sarebbe poi scappato, fermandosi alla vicina stazione di servizio Blu Track, a 238 metri dal luogo dell’investimento, dove le telecamere di sorveglianza lo riprendono mentre esamina la carrozzeria della vettura. Avrebbe poi chiamato sua sorella e il cognato che lo avevano raggiunto: tutti e tre avrebbero fatto qualche metro in direzione dell’incidente, dove già erano in arrivo i soccorsi, per poi tornare indietro e allontanarsi.

L’inchiesta a suo carico nel frattempo è stara chiusa e si attende l’eventuale richiesta di rinvio a giudizio. “Il provvedimento ci sorprende perché la stessa Procura recentemente ha chiesto per ben due volte, a distanza di pochi giorni, la revoca della misura cautelare. – commentano i legali – Attendiamo, però, fiduciosi il processo di merito per far luce sulle incongruenze ricostruttive del sinistro, prima tra tutte la circostanza che la povera Fabiana Chiarappa è deceduta prima del transito di don Nicola a causa dell’impatto a elevata velocità (calcolata dallo stesso consulente della Procura in circa 100 km/h) contro il muro a secco”.




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