Calabria

Calabria maglia nera nei soccorsi: ambulanze in ritardo e pronto soccorso in affanno

Un quadro a due facce: da un lato segnali incoraggianti grazie al miglioramento degli screening e dei servizi territoriali; dall’altro la cruda realtà di attese interminabili per interventi e pronto soccorso, soprattutto in Calabria. È questa la fotografia che emerge dall’ultimo rapporto di AGENAS, che valuta le prestazioni di Asl e ospedali su scala nazionale.

Tempi d’attesa troppo lunghi: la Calabria in «maglia nera»

Secondo il rapporto, in 41 delle 110 aziende sanitarie italiane l’attesa media per l’arrivo di un’ambulanza supera i 20 minuti, un valore già oltre le soglie indicate a livello nazionale. In Calabria la situazione è particolarmente critica: l’Asl di Vibo Valentia guida la classifica negativa con una media di 35 minuti tra chiamata e arrivo del mezzo di soccorso, la più alta d’Italia.

Anche le altre Asl calabresi registrano ritardi significativi: circa 31 minuti per l’Asp di Cosenza, 30 minuti per le Asp di Catanzaro e Reggio Calabria, 28 minuti per l’Asp di Crotone. Per confronto, alcune realtà del Nord presentano dati molto più bassi: l’Asl Giuliano Isontina (Trieste-Gorizia), ad esempio, si attesta su una media di 12 minuti.

Pronto soccorso in affanno tra attese e abbandoni

Il quadro non migliora se si sposta l’attenzione sui pronto soccorso. In diversi grandi ospedali italiani, un paziente su cinque resta in attesa per oltre otto ore prima di essere visitato o preso in carico, un indicatore che segnala una forte sofferenza dei reparti di emergenza.

È in crescita anche il fenomeno dei pazienti che, dopo essersi recati in pronto soccorso, rinunciano e se ne vanno prima di essere visitati. In alcune strutture del Sud e delle Isole i tassi di abbandono oscillano tra il 15% e il 25%, mentre negli ospedali con le migliori performance la quota scende intorno all’1%.

Screening e assistenza territoriale: segnali di ripresa

Non mancano tuttavia elementi positivi. Secondo AGENAS, gli screening oncologici (mammella, cervice, colon) e i servizi di assistenza sul territorio mostrano un miglioramento complessivo, con una crescita dei programmi di prevenzione anche in diverse regioni del Sud.

Alcune Asl del Nord e del Centro raggiungono tassi di adesione agli screening molto elevati, ma la distanza rispetto a molte aziende sanitarie meridionali, in particolare calabresi, resta ancora marcata. Il rischio è quello di un Paese diviso tra aree in cui la prevenzione funziona e altre in cui i cittadini accedono con più difficoltà ai programmi di diagnosi precoce.

Un sistema a doppia velocità e le sfide da affrontare

I dati delineano un sistema sanitario che continua a viaggiare a velocità diverse a seconda del territorio.
Nella gestione delle emergenze e dei pronto soccorso le disuguaglianze risultano particolarmente evidenti:
in regioni come la Calabria, le lunghe attese per l’ambulanza o la permanenza prolungata in pronto soccorso
possono trasformarsi in un pericolo concreto per la salute dei cittadini.

Secondo gli esperti, per colmare questo divario è necessario rafforzare le reti dell’emergenza-urgenza,
aumentare il personale sanitario e i mezzi a disposizione e migliorare la programmazione territoriale.
Solo così il progresso registrato negli screening e nell’assistenza sul territorio potrà tradursi in una tutela
effettiva e omogenea del diritto alla salute su tutto il territorio nazionale.


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