Lazio

800 passeggeri bloccati per Tunisi

Un’alba di rabbia, urla e banchine paralizzate. Un blocco totale che ha trasformato lo scalo marittimo di Civitavecchia in una trappola a cielo aperto, intrappolando centinaia di viaggiatori pronti a salpare verso il Nord Africa.

La nave della compagnia GNV diretta a Tunisi non ha mai mollato gli ormeggi, scatenando la dura protesta di chi, da ore, attendeva sotto il sole senza ricevere alcuna spiegazione ufficiale sulle sorti del viaggio.

L’infrastruttura portuale è andata rapidamente in tilt, congestionando le arterie interne e le vie d’accesso allo scalo a causa delle lunghe carovane di automobili ferme in attesa.

Banchine blindate e tensione ai varchi

L’assenza di indicazioni e il passare del tempo hanno fatto surriscaldare gli animi ai varchi d’imbarco. Per evitare che la rabbia sfociasse in disordini, è stato necessario un massiccio dispiegamento di forze dell’ordine a presidio dei punti nevralgici dello scalo:

Esercito e Forze dell’Ordine: pattuglie della Polizia di Frontiera, della Polizia di Stato e dell’Arma dei Carabinieri;

Sicurezza marittima: uomini e mezzi della Capitaneria di Porto.

Il bilancio dello stallo conta circa 800 passeggeri e ben 290 veicoli rimasti piazzati sull’asfalto.

Tra le persone bloccate si contano moltissimi nuclei familiari con bambini piccoli, anziani e soggetti fragili, in gran parte giunti nel Lazio dopo estenuanti trasferimenti su strada partiti da Francia, Germania e Paesi Bassi.

Comunicazioni in ritardo e il “no” da Tunisi

La disorganizzazione ha radici nelle ore precedenti. La società di navigazione aveva inizialmente confermato il piano di viaggio per la giornata di venerdì, salvo notificare lo stop formale solo a notte fonda, quando la gran parte degli utenti si trovava già in viaggio o aveva già varcato gli ingressi del porto.

A paralizzare la partenza non sarebbe stato un guasto della nave o una negligenza dell’armatore, bensì un intoppo di natura internazionale: il mancato rilascio del nulla osta all’attracco da parte del governo della Tunisia.

L’intervento della diplomazia italiana

Il caso si è celermente trasformato in un nodo politico tra le due sponde del Mediterraneo.

Per superare l’impasse e ottenere il permesso di sbarco nel porto nordafricano, sono scesi in campo i canali diplomatici diretti del Ministero degli Esteri e della Presidenza del Consiglio, in costante contatto con i vertici governativi tunisini per permettere al traghetto di salpare e restituire regolarità al traffico marittimo.

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