6,5 reati al giorno e Roma maglia nera. Il dossier che svela il business dei rifiuti
Un illecito ambientale commesso ogni tre ore e mezza. Un bollettino quotidiano fatto di scarichi abusivi, discariche abusive a cielo aperto, colate di cemento fuori legge, roghi di impianti e malaffare radicato.
Il quadro delineato dal nuovo Rapporto Ecomafia di Legambiente certifica come il Lazio continui a rappresentare uno snodo cruciale per i business delle ecomafie nazionali.
Nonostante una lieve flessione aritmetica del totale complessivo dei reati (passati dai 2.654 dell’ultimo censimento agli attuali 2.358), la regione resta saldamente al quinto posto della graduatoria nazionale, preceduta soltanto dalle quattro regioni a tradizionale e storicizzata presenza mafiosa (Campania, Sicilia, Puglia e Calabria).
In totale, sul territorio laziale si consuma il 6,6% dell’intera illegalità ambientale monitorata dalle forze dell’ordine nel Paese: un’attività di contrasto mastodontica che ha portato a quasi 110mila controlli, 2.140 persone iscritte nel registro degli indagati, 17 arresti e oltre 500 sequestri giudiziari.
La mappa della vergogna: Roma quarta provincia d’Italia
Nel dettaglio della geografia criminale, la Città Metropolitana di Roma si conferma il vero e proprio motore trainante del malaffare: con 1.113 reati accertati è la quarta provincia peggiore d’Italia. A seguire nella classifica regionale si attesta la provincia di Latina con 541 illeciti (anch’essa inserita nella top 20 nazionale), seguita da Frosinone (228), Viterbo (150) e Rieti (135).
A preoccupare è soprattutto il settore dello smaltimento illecito dei rifiuti. Qui il Lazio scala le posizioni e conquista la quarta piazza nazionale con 859 reati, in peggioramento rispetto all’anno precedente.
La sola provincia capitolina, con 347 infrazioni accertate nei traffici di monnezza, sale sul podio nazionale piazzandosi come terza peggior provincia d’Italia.
A questo si aggiunge la piaga drammatica degli incendi negli impianti di trattamento e stoccaggio: tra il 2013 e i primi mesi del 2026 si sono registrati ben 162 roghi, vale a dire una media inquietante di oltre 13 impianti andati a fuoco ogni dodici mesi.
Cemento selvaggio, reati contro la fauna e la piaga della corruzione
L’altra grossa voragine è rappresentata dall’abusivismo edilizio: con 461 reati accertati, il Lazio è la sesta peggior regione d’Italia per mattonate abusive, con Roma e Latina che guidano la classifica delle province più colpite.
Non vanno meglio i dati sulle illegalità contro gli animali (398 casi, di cui 260 nella sola Capitale) e i reati ai danni del patrimonio culturale (236 infrazioni tra furti e saccheggi d’arte).
Ma è sulla corruzione in materia ambientale che il dato si fa devastante: tra il 2010 e aprile 2026 il Lazio risulta essere la terza regione peggiore d’Italia con ben 194 inchieste giudiziarie aperte.
L’allarme di Legambiente: «Basta con i condoni regionali»
«La morsa dell’ecomafia sul Lazio rimane asfissiante e continua a infliggere ferite profonde a territori e comunità», denuncia Roberto Scacchi, presidente di Legambiente Lazio.
«Servono politiche urgenti e coraggiose da parte di chi governa il territorio: fermare la piaga del cemento illegale ripartendo con le ruspe e gli abbattimenti coatti, dicendo un no definitivo a qualsiasi ulteriore ipotesi di condono edilizio regionalizzato. E contemporaneamente bloccare le discariche abusive realizzando tutti gli impianti necessari per la gestione e la tracciabilità delle frazioni differenziate. Senza questa svolta infrastrutturale e politica, liberare il Lazio dalla morsa ecomafiosa rimarrà un miraggio lontano».
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