Lazio

-43% in dieci anni, quasi il doppio della media cittadina

Il rullio ininterrotto dei trolley sul sampietrino, il brusio poliglottolo delle comitive in fila davanti ai monumenti, il cicalino dei key-box fuori dai portoni d’epoca.

È la colonna sonora del Centro Storico di Roma, una colonna sonora da cui manca ormai da tempo un suono fondamentale: le voci dei bambini.

Il drammatico crollo della natalità nel I Municipio ha smesso di essere una fredda percentuale demografica per trasformarsi in una radiografia politica e sociale che interroga il destino della Capitale.

Il cuore antico della città si svuota dei suoi abitanti stabili e delle sue famiglie, trasformandosi in una sterminata platea ricettiva.

I dati dell’anagrafe capitolina tracciano un quadro senza appelli. Nel corso del 2024, nel I Municipio i nuovi nati si sono fermati a quota 718.

Soltanto dieci anni prima, nel 2015, se ne contavano 1.258. Il calcolo della perdita è impietoso: 540 nascite in meno, pari a una contrazione del 43%.

Un tracollo che viaggia a velocità quasi doppia rispetto all’andamento già critico dell’intera città, dove nello stesso arco temporale i fiocchi rosa e azzurri sono scesi da 23.051 a 17.369 (registrando un calo del 25%).

Un municipio per soli anziani: la mappa del gelo demografico

L’analisi degli indicatori colloca il quadrante centrale al vertice negativo dell’intera mappa cittadina:

Fecondità ai minimi storici: il tasso è sceso ad appena 0,76 figli per donna, il dato più basso tra tutti i quindici municipi romani e ben lontano dalla media cittadina di 1,03.

Squlibrio generazionale: l’età media dei residenti tocca i 49,6 anni, mentre l’indice di vecchiaia sfonda quota 304,8. Per ogni 100 giovanissimi con meno di 14 anni si contano oltre trecento cittadini ultrasessantacinquenni.

Maternità sempre più tardiva: la fascia d’età più numerosa tra le neomamme del 2024 è quella compresa tra i 35 e i 44 anni (380 nati), contro le sole 256 nascite tra le giovani donne under 35.

La fuga dalla residenza e il nodo dell’abitare

A spingere le giovani coppie lontane dai rioni storici non è una disaffezione per la maternità, ma la pressione economica e urbanistica.

L’esplosione delle locazioni brevi turistiche, la lievitazione dei prezzi immobiliari e la trasformazione del tessuto commerciale — con la scomparsa delle botteghe di vicinato a favore del food veloce — rendono quasi impossibile pianificare una vita familiare nel cuore della città.

Quando una comunità perde i suoi bambini, a soffrire è l’intero sistema urbano: le scuole di rione si riducono, i servizi educativi perdono radici e la rete sociale di quartiere si sfilaccia.

Per l’amministrazione cittadina la sfida si sposta ora sul piano del diritto all’abitare: senza interventi mirati sulla residenzialità e sul sostegno alle giovani famiglie, il rischio è che il Centro Storico si trasformi definitivamente in una grande scenografia da attraversare, ma non più un luogo da vivere.

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