Puglia

16mila censiti e oltre 500 colonie

“Finché ci sono gatti, c’è speranza”, recita una famosa frase che la scrittrice Elsa Morante scrive in una lettera privata che ha fatto il giro del mondo. Il rapporto tra il gatto e l’uomo è atavico, cominciato circa 12mila anni fa, con la nascita dei primi insediamenti agricoli. Come è noto, in Egitto era venerato come creatura sacra, simbolo di protezione, fertilità e grazia, spesso associato alla dea Bastet. Considerati portatori di buona fortuna, i felini proteggevano i granai dai parassiti e le case dagli spiriti maligni, venendo talvolta mummificati e sepolti con onori simili a quelli riservati agli umani.

Misteriosi e affascinanti, capaci di incarnare libertà, solitudine e una forma superiore di sensibilità, i gatti da sempre hanno acceso la fantasia di romanzieri e cantautori. Così facendo nei secoli dei secoli sua maestà il gatto si è aggiudicato un’intera giornata, il 17 febbraio, nel calendario delle celebrazioni da festeggiare, ricorrenza nata nel 1990 per valorizzarne l’importanza che ricopre all’interno della nostra società.
Giusto per dare il polso della sua diffusione, si stima che nel Paese vivano circa 12 milioni di gatti domestici, con una presenza crescente in quasi una casa su sei, confermando l’Italia come un paese sempre più “felino”.

Situazione che, in scala ridotta, ritroviamo in città. Un’attenzione speciale a quelli liberi: “A Bari se ne contano almeno 16mila censiti, ovvero facenti parte di colonie feline, oltre 500 nel territorio, numero che addirittura si raddoppia se a questi associamo i felini non censiti”, spiega a Telebari Sara Leone, responsabile di L.A.V. Bari (Lega Anti Vivisezione), la quale su incarico del Comune di Bari, effettua sopralluoghi di verifica e interviene nelle sterilizzazioni. Come si legge sul sito del Comune, i gatti liberi che vivono a Bari appartengono al Patrimonio Indisponibile dello Stato e sono quindi tutelati dall’amministrazione comunale che, in convenzione con associazioni di volontariato e Asl veterinaria, si occupa della loro cura e sterilizzazione. Le colonie feline sono censite e tutelate dal Comune di Bari e non possono essere spostate dal luogo in cui abitualmente risiedono.

Non è d’obbligo segnalarle con un cartello che ne riporti il numero di censimento, ma ove ci siano, indicano zone protette in cui i gatti vivono in libertà e vengono accuditi da volontarie dette “gattare”( quelle autorizzate possiedono un regolare tesserino rilasciato dal Comune). Come la signora Anna, che ne copre ben cinque per un totale di 50 gatti: “Tutti i giorni mi reco nelle mie colonie feline, pulisco e porto cibo, acqua e qualsivoglia sostegno, tutto a mio carico. Per me è un atto d’amore ma bisognerebbe aiutarci nella cattura del gatto da sterilizzare attraverso appuntamenti che non prevedano una lista di attesa troppo lunga, altrimenti il nostro lavoro diventa nullo”. A questo proposito sono gratificanti le parole di Silvia Russo Frattasi, consigliera al Comune di Bari nella ripartizione Tutela e benessere degli Animali: “Abbiamo intenzione di incrementare le campagne di sterilizzazione sì da aiutare le gattare nella cattura e ridurre il fenomeno del randagismo – precisa – Con l’assessore Pentassuglia si sta cercando di modificare una parte del regolamento regionale (L.R. 2/2020) e comunale nel quale si vieta lo spostamento delle colonie feline. Vorremmo che ad esse siano affiancate delle vere e proprie oasi in cui i gatti sterilizzati, monitorati dalle gattare, possano fare una regolare degenza post-operatoria”.

Anche il dottore Vincenzo Matera, dirigente veterinario responsabile della SIAV A – Servizio Veterinario Sanità Animale, sito a Bari in via Dei Mille, spiega che la sterilizzazione è il primo rimedio per ridurre il fenomeno randagismo in città: “Nella sola Asl Bari Area Metropolitana sono stati sterilizzati dall’inizio dell’anno circa 400 gatti e 1.800 nel corso del 2025. Tale numero sarà ulteriormente incrementato attraverso la realizzazione di piani mirati programmando sedute di sterilizzazione extra orario con l’utilizzo di fondi regionali destinati esclusivamente al randagismo felino – dice il dottor Matera – A tutti i gatti sterilizzati viene applicato un microchip di identificazione e praticata l’apicectomia al fine di consentirne la corretta identificazione e registrazione nella banca dati con l’inserimento dei gatti nella Colonia felina di provenienza”.

Le colonie feline, che rappresentano un patrimonio prezioso per la biodiversità urbana, richiedono attenzione e cura per garantire il benessere dei gatti che ne fanno parte. Ricordiamo che la tutela delle colonie feline è sancita dalla Legge Quadro n. 281/1991, che stabilisce: “I gatti che vivono in stato di libertà sul territorio sono protetti ed è fatto divieto a chiunque di maltrattare o di allontanarli dal loro habitat”. Inoltre, i felini che vivono in stato di libertà sono protetti anche ai sensi degli articoli 544-bis,544-ter del Codice penale che sancisce in caso di maltrattamenti o uccisione, sanzioni pecuniarie e reclusione. Spesso la mancanza di consapevolezza sulla tutela dei gatti randagi genera conflitti tra chi se ne prende cura e chi vede i felini come una “minaccia” al decoro urbano o, peggio, per motivi di spiccata intolleranza.




Source link

articoli Correlati

Back to top button
Translate »