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15enne italiano in carcere a Malta, disposta perizia psicologica entro il 30 settembre per valutare i danni dell’isolamento

La decisione del tribunale prolunga la detenzione del quindicenne italiano recluso dal 25 maggio scorso a Malta con l’accusa di procurato allarme bomba nella scuola che frequentava.

Durante l’udienza svoltasi mercoledì 26 agosto, infatti, la giudice Tanya Sammut ha stabilito che il ragazzo rimarrà in cella, ma ha ordinato una perizia psicologica urgente per accertare che non stia subendo danni a causa dell’attuale situazione di isolamento dai suoi coetanei, come apprende Adnkronos.

La relazione degli specialisti dovrà essere consegnata entro il 30 settembre. Sul caso resta altissima l’attenzione dell’Ambasciata italiana a Malta, che in stretto coordinamento con la Farnesina continua a seguire l’evoluzione della vicenda e a garantire un supporto costante ai genitori del minore.

Dalla trappola su Roblox all’incubo dell’allarme bomba

La vicenda comincia lo scorso 25 maggio, quando una telefonata anonima ha segnalato la presenza di un ordigno alla Lily of the Valley Secondary School di Mosta, l’istituto scolastico frequentato dal ragazzo. L’evacuazione della scuola si era rivelata un falso allarme, ma le indagini informatiche della polizia maltese avevano condotto rapidamente al quindicenne.

Secondo quanto emerso dall’analisi dei dispositivi, il giovane non avrebbe agito per goliardia, ma sarebbe finito al centro di una spietata manipolazione digitale. Adescato sulla piattaforma di gaming Roblox, il ragazzo sarebbe stato ricattato da una rete criminale internazionale che lo ha inondato di file dal contenuto pedopornografico, satanista e suprematista. Sotto la minaccia di inviare quel materiale alla polizia e ai genitori, i predatori digitali lo avrebbero costretto a compiere la telefonata anonima.

Le pesanti accuse e la battaglia della famiglia

Oggi il quindicenne deve rispondere di ben nove capi d’imputazione, che includono l’associazione terroristica per un presunto legame attivo con l’organizzazione internazionale denominata “764”. Gli inquirenti maltesi sospettano che il ragazzo possa aver svolto un ruolo attivo di reclutatore per la rete criminale, un’ipotesi supportata dalle analisi della polizia sul suo pc portatile che avrebbero evidenziato contatti con la rete. Un perito tecnico d’ufficio è stato incaricato dalla giudice di esaminare a fondo tutti i dispositivi elettronici sequestrati per definire la reale portata del suo coinvolgimento.

I genitori del ragazzo hanno respinto le accuse di complicità attiva, ribadendo che il figlio è solo una vittima dei predatori del web. La famiglia ha denunciato inoltre condizioni di detenzione durissime nel centro minorile Coors, dove il ragazzo è stato costretto in cella per 22 ore al giorno e ha vissuto situazioni degradanti, come l’obbligo di mangiare senza posate per tre giorni.

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