Zucchero, settore in crisi: dal 2006 gli ettari coltivati sono passati da 250mila a meno di 19mila

CIA – Agricoltori italiani lancia l’allarme per la crisi del mercato dello zucchero in Italia e invita il Governo a organizzare un tavolo nazionale con i suoi operatori. Una crisi che, secondo una comunicazione della stessa associazione, è figlia della riforma europea dell’OCM zucchero, avviata nel 2006 e culminata nel 2017 con la fine delle quote di produzione e la liberalizzazione del mercato bieticolo-saccarifero. La riforma avrebbe portato a un abbassamento del prezzo dello zucchero, al ridimensionamento dei sussidi ai coltivatori e alla riduzione delle superfici coltivate.
Prima di questa “il Paese contava oltre 250.000 ettari coltivati a barbabietola, 19 zuccherifici attivi lungo la penisola e una produzione superiore a 1,5 milioni di tonnellate, che garantiva la piena autosufficienza nazionale. Oggi le superfici si sono ridotte a meno di 19.000 ettari complessivi e l’import copre circa l’80% del fabbisogno interno”, si legge nella nota di CIA.
L’appello di dell’associazione arriva anche in seguito alla sospensione stagionale da parte di Coprob Italia Zuccheri dell’impianto di trasformazione di Pontelongo, in provincia di Padova, dovuta alla crisi permanente. La stessa Coprob ha evidenziato come le superfici soggette a contratto di semina per la prossima stagione si siano ridotte a poco più di 4000 ettari in tutto il Veneto. Un fatto che testimonia la difficoltà in cui si trova non solo il settore bieticolo-saccarifero ma l’intero mercato dei seminativi “a causa della mancanza di qualsiasi protezione di mercato e delle sempre maggiori difficoltà che riscontra la produzione”. Se fino al 2018 le rese medie raggiungevano circa 9 tonnellate di saccarosio ad ettaro, da allora c’è stato un lento calo fino ad arrivare alle attuali 7,5 tonnellate. Coprob, dopo la chiusura dello stabilimento di Pontelongo, ha trasferito tutte le barbabietole già contrattualizzate allo zuccherificio di Minerbio, in provincia di Bologna, che rimane così una delle poche speranze per il settore.
La stessa Coprob, lo scorso settembre, aveva manifestato le sue preoccupazioni in prossimità dell’accordo di libero scambio tra Ue e Mercosur, il mercato comune dell’America latina. “In un contesto di mercato continentale già altamente competitivo all’interno dell’UE e mentre si negozia anche il rinnovo dell’accordo commerciale con l’Ucraina, che prevede l’importazione di 10.000 tonnellate di zucchero a dazio zero, l’introduzione di ulteriori 180.000 tonnellate dal Mercosur avrebbe e effetti devastanti per la produzione nazionale”.
L’appello di Cristiano Fini, presidente di CIA è chiaro: “Non possiamo permettere che l’Italia esca definitivamente dalla produzione dello zucchero, chiediamo al Governo di convocare con urgenza un tavolo di filiera per salvaguardare un comparto che significa lavoro, sostenibilità e tradizione agricola”.
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