Zes, metà umbri fuori dai vantaggi. Regione vuole rimediare ma i tempi non sono brevi
La discussione sulle Zone economiche speciali torna al centro del dibattito regionale per il diverso trattamento previsto tra i comuni umbri. Le Zes sono uno strumento pensato per favorire investimenti e sviluppo attraverso procedure più rapide e incentivi fiscali. In Umbria la semplificazione amministrativa, con un’unica autorizzazione rilasciabile in due mesi, riguarda l’intero territorio. Il credito d’imposta, invece, è limitato a 37 comuni sui 92 complessivi, quasi la metà della popolazione regionale.
Questa divisione nasce dalla perimetrazione approvata dalla giunta regionale nel 2021 sulla base delle regole europee che individuano le aree ammesse agli aiuti di Stato. Secondo la Regione, però, il criterio rischia di creare squilibri interni perché le imprese di alcuni territori possono accedere agli incentivi mentre quelle dei comuni confinanti restano escluse.
Per questo la presidente della Regione, Stefania Proietti, ha avviato un confronto con il commissario della Zes, Giuseppe Romano, con il sottosegretario con delega alle Politiche per il Sud, Luigi Sbarra, e con il ministro della Coesione, Tommaso Foti. L’obiettivo è rivedere il perimetro del credito d’imposta e definire una soluzione che renda omogenee le opportunità sul territorio regionale. La posizione dell’esecutivo umbro si basa anche su uno studio di Sviluppumbria, che evidenzia il rischio di ulteriori disparità tra comuni già segnati da condizioni economiche differenti.
Il lavoro, che la presidente sta portando avanti insieme al presidente della Regione Marche, punta a ottenere dal Governo una revisione dei criteri. Per la Regione è necessario evitare che gli incentivi fiscali, anziché sostenere un equilibrio territoriale, finiscano per accentuare le differenze tra aree già in competizione per attrarre investimenti e posti di lavoro.
L’eventuale revisione del perimetro della Zes segue un percorso nazionale ed europeo. La Regione deve prima inviare al Governo una proposta motivata, accompagnata da una relazione tecnica. Il ministero della Coesione e quello dell’Economia valutano la richiesta e, se la ritengono ammissibile, il Governo prepara un decreto che aggiorna la mappa dei territori agevolabili. Il nuovo perimetro deve poi essere notificato alla Commissione europea, che autorizza l’operazione verificando il rispetto delle regole sugli aiuti di Stato. I tempi dipendono soprattutto da Bruxelles. La procedura nazionale può richiedere due o tre mesi, mentre la verifica europea dura in genere tra tre e sei mesi. In condizioni favorevoli l’intero iter può chiudersi in circa sei mesi; più spesso serve fino a un anno.
Source link




