Zanzara Tigre, Bolzano prova ad abbatterla con il maschio sterile
Bolzano prova a cambiare approccio nella guerra alla zanzara tigre. Il Comune, fortemente stimolato da una situazione che sta sfuggendo di mano, ha accolto una proposta del Team K e ha presentato in municipio una sperimentazione pilota che punta a contenere la diffusione dell’insetto attraverso una metodologia innovativa già testata in altre realtà italiane e svizzere: la tecnica SIT, acronimo di Sterile Insect Technique, ovvero la tecnica dell’insetto sterile. Il progetto partirà a fine maggio e interesserà il cimitero comunale di Oltrisarco, una delle aree cittadine considerate più problematiche per la proliferazione di Aedes albopictus, nome scientifico della zanzara tigre.
L’obiettivo è ambizioso: ridurre drasticamente la presenza dell’insetto in un contesto dove i metodi tradizionali mostrano limiti evidenti. Il Comune cita risultati incoraggianti già osservati altrove, con abbattimenti della popolazione fino al 70%. È la speranza di tutti. La scelta del cimitero di via Maso della Pieve non è casuale. Parliamo di un’area di circa 13 ettari che, per sua natura, offre una quantità enorme di micro-focolai perfetti per la riproduzione delle zanzare: vasi con acqua stagnante, acquasantiere, contenitori e altri punti dove le femmine possono deporre le uova.

Ambienti difficili da bonificare in modo completo con i normali trattamenti antilarvali. Trattamenti che si stanno rivelando efficaci in alcune zone pubbliche ma che hanno ancora disposizioni di legge sostanzialmente inefficaci per molte aree private condominiali. Aspetto che andrebbe preso in mano.
Il tema non è soltanto il fastidio delle punture. La zanzara tigre è considerata uno dei principali vettori di arbovirosi come Dengue, Zika e Chikungunya. In Italia il rischio di trasmissione locale resta generalmente contenuto, ma negli ultimi anni i casi importati e alcuni focolai autoctoni hanno mantenuto alta l’attenzione sanitaria.
Come funziona questa tecnica? Il principio è apparentemente semplice, ma tecnologicamente sofisticato. Non si punta a eliminare le zanzare con insetticidi, ma a far collassare progressivamente la popolazione dall’interno.

Il processo parte dall’allevamento massale della specie bersaglio in ambienti controllati. In questo caso zanzare tigre. A un certo punto del ciclo biologico, i maschi vengono separati dalle femmine. Questo passaggio è fondamentale perché solo i maschi devono essere rilasciati. Successivamente i maschi vengono sterilizzati attraverso esposizione controllata ai raggi X. Non diventano radioattivi, non vengono modificati geneticamente e mantengono la capacità di volare e accoppiarsi. Una volta liberati nell’ambiente, competono con i maschi fertili naturali per accoppiarsi con le femmine selvatiche. Se prevale il maschio sterile, l’accoppiamento avviene ma non produce discendenza vitale. Risultato: quella femmina non contribuirà alla generazione successiva. Ripetendo il processo settimana dopo settimana, la popolazione cala progressivamente.
Perché proprio i maschi? Qui c’è un punto importante che probabilmente tranquillizzerà molti cittadini: i maschi di zanzara non pungono. A pungere sono le femmine, che hanno bisogno del sangue per completare il ciclo riproduttivo. Questo significa che il progetto non comporta un aumento del rischio di punture durante i rilasci. Altro elemento destinato a generare domande: no, non si tratta di zanzare geneticamente modificate. La tecnica SIT è una metodologia biologica sviluppata decenni fa e utilizzata in diversi programmi di controllo entomologico nel mondo. La brochure del Centro Agricoltura Ambiente “Giorgio Nicoli”, che seguirà operativamente l’intervento a Bolzano, la descrive come una strategia di lotta biologica altamente selettiva, senza impatti negativi rilevanti su altre specie o sugli equilibri ecosistemici.
L’intervento sarà affidato al Centro Agricoltura Ambiente “Giorgio Nicoli” di Crevalcore, struttura specializzata che lavora su ricerca ambientale ed entomologia sanitaria. Secondo la documentazione tecnica, il servizio comprende l’intera filiera: allevamento massale, separazione dei sessi, sterilizzazione tramite raggi X, confezionamento, spedizione, rilascio in ambiente urbano e verifica dell’efficacia. Il centro segnala di aver già condotto prove operative in Italia e in diversi Paesi europei. Il costo dichiarato è di circa 1.000 euro per ettaro trattato. Considerando i 13 ettari del cimitero, l’investimento complessivo previsto è di circa 13.000 euro. Per ora si tratta di una sperimentazione stagionale, con rilasci settimanali da fine maggio fino a settembre.
La domanda centrale è questa: funziona davvero? La SIT non è una soluzione “istantanea”. Non funziona come una disinfestazione tradizionale (peraltro ormai sostanzialmente vietata ovunque) che produce effetti immediati. Serve tempo, continuità e un numero sufficiente di maschi sterili per superare competitivamente quelli fertili presenti in natura. L’efficacia dipende anche dalla densità iniziale della popolazione e dalla presenza di focolai non controllati nelle aree circostanti.Per questo il Comune non abbandonerà i trattamenti antilarvali tradizionali, che continueranno parallelamente. Se i risultati saranno in linea con le aspettative, il Comune potrebbe (dovrebbe…) valutare l’estensione del modello anche ad altre zone critiche della città già dal prossimo anno. Incrociamo le dita.
✍️ Alan Conti




