Basilicata

Woodcock a Potenza: «Riforma della magistratura? Un falso problema»

Il pm Henry John Woodcock boccia la riforma e accende il dibattito a Potenza sul referendum costituzionale: «Più rischi per l’autonomia dei giudici»


POTENZA – Riformare la Costituzione per eliminare pericolose consonanze tra pm e giudici? Un falso problema se si guardano le «percentuali di assoluzione elevatissime», a cui il Tribunale di Potenza «contribuisce molto». Tanto più se si considera che sempre nel capoluogo lucano, almeno fino a qualche anno fa, «c’era molta più armonia tra alcuni giudici e alcuni avvocati».
Ha fatto irruzione così nel dibattito lucano sul referendum costituzionale il pm Henry John Woodcock.

WOODCOK TORNA A POTENZA E INFIAMMA IL DIBATTITO SULLA RIFORMA DELLA GIUSTIZIA

L’occasione è arrivata dal confronto sui temi della riforma dell’ordinamento giudiziario moderato dalla giornalista Mariagrazia Zaccagnino e organizzato venerdì pomeriggio al Polo bibliotecario di Potenza dagli scout dell’Agesci Basilicata e dal Laboratorio di educazione alla pace.
Il magistrato anglo-napoletano, che ha legato il suo nome alle clamorose inchieste portate avanti durante gli anni di servizio nel capoluogo lucano, ha esposto le ragioni del “no” al referendum assieme al procuratore capo di Catania Francesco Curcio, già alla guida dei pm potentini tra il 2018 e il 2024.

LE TESI A FAVORE DELLA RIFORMA

A sostegno della riforma, invece, sono intervenuti l’avvocato, nonché ex senatore ed ex componente laico del Consiglio superiore della Magistratura Nicola Buccico, e il presidente dell’Ordine degli avvocati di Potenza Francesco Bonito Oliva.
L’introduzione è stata affidata all’ex presidente vicario della Corte d’appello di Potenza, Alberto Iannuzzi, che ha ribadito le sue proprie critiche alla riforma. A partire dal rischio di minare l’autonomia della magistratura.
«Sappiamo che in Italia la stragrande maggioranza dei processi che vengono celebrati vedono come parti dei pm e dei giudici onorari eppure nessuno solleva il problema della separazione delle loro carriere». Ha sottolineato Iannuzzi. «Quando pm e giudici togati vanno a toccare il potere politico ed economico, invece, ecco allora che il problema viene sollevato».

IANNUZZI E LE INCHIESTE DI WOODCOCK

L’ex presidente vicario della Corte d’appello ha ricordato le ispezioni e i procedimenti disciplinari a cui lui stesso è stato sottoposto dopo aver spiccato l’ordinanza di misure cautelari per alcuni amministratori pubblici coinvolti nell’inchiesta condotta dal pm Woodcock sulle infiltrazioni del clan Martorano nell’economia e gli appalti di mezza Basilicata (Iena2).

RIFORMA, L’INTERVENTO DI BUCCICO

È toccato a Buccico, quindi, provare a gettare acqua sul fuoco e richiamare i presenti alla lettera della legge costituzionale. Relegando certe affermazioni del ministro della Giustizia Carlo Nordio sul controllo della magistratura tra gli eccessi verbali di una campagna elettorale politicizzata in maniera irreversibile.
«Il problema non è che giudici e pm prendano il caffé ma che all’interno dei consigli giudiziari (articolazioni locali del Consiglio superiore della Magistratura) pm e giudici si conoscano, si autoassolvano e si promuovano. Mai letto di un giudice che bacchetta un pm all’interno di un consiglio giudiziario».
Buccico ha anche parlato dell’introduzione del sorteggio per individuare i componenti togati del Csm come «un atto chirurgico necessario per curare una degenerazione correntizia arrivata a livello tumorale».

LA REPLICA DI WOODCOCK

«Se uno sta male si opera, non si ammazza». Gli ha replicato Woodcock, rivendicando il diritto dei magistrati a eleggere i loro consiglieri superiori come i condomini eleggono il loro capo-condomino, e i genitori i loro rappresentanti nel consiglio di classe («o’ fess’ me lo voglio scegliere io»).
Woodcock ha sostenuto che per spezzare il «vincolo clientelare» che alimenta le degenerazioni del correntismo, impossibili da disconoscere, sarebbe bastato ridurre il numero dei consiglieri regionali. E non ha risparmiato critiche anche all’Associazione nazionale magistrati, che avrebbe dovuto sedersi anni addietro per elaborare una riforma più adeguata. Magari introducendo delle «sottosezioni» nel Csm per fare in modo che valutazioni e nomine vengano decise dai pm per i pm, e dai giudici per i giudici. Senza compresenze promiscue.

L’INTERVENTO DI BONITO OLIVA

«Il sorteggio si è sempre rivelato uno strumento efficace. Dalle commissioni per la nomina dei professori universitari, al tribunale dei ministri e i giudici popolari delle corti d’assise». Questa la difesa di uno dei punti più discussi della riforma da parte di Bonito Oliva, che ha accusato Iannuzzi di fare un «processo alle intenzioni» del governo quando parla di rischi per l’autonomia e l’indipendenza delle toghe.
«Questa è una riforma che non indebolisce la magistratura ma le ridà prestigio e credibilità», ha aggiunto. «O si fa adesso o non si farà più, perché prima non è stata fatta».

LE PAROLE DI CURCIO

A ricondurre la questione alla sua dimensione politica, infine, è stato Curcio, convinto della necessità di «valutare in base alle intenzioni di chi fa la proposta». Perché «un conto è se la proposta la fa un soggetto che dice che i giudici devono cooperare con il governo e un altro se non lo dice».
«Con tutte le degenerazioni correntizie il Csm è comunque meglio del migliore dei consigli comunali quanto a spartizioni. L’Italia è un paese dove si lottizza tutto: infermieri, barellisti e uscieri. Mentre il 97% delle nomine del Csm viene impugnato al Tar e sottoposto a un vaglio giurisdizionale».

«NEL CSM GLI ACCORDI TRA CORRENTI SONO LA REGOLA»

«Non è neanche vero che il sistema disciplinare dei magistrati non funziona», ha aggiunto il procuratore di Catania, confortato sul punto – a sorpresa – anche da Buccico. «Rispetto ad avvocati, funzionari di polizia e dipendenti comunali la magistratura è di gran lunga la professione in cui più frequentemente vengono irrogate sanzioni disciplinari».
«Io sarei per una corte disciplinare terza anche gli avvocati», gli ha fatto eco l’ex senatore materano. «Ma il Csm gli accordi tra correnti sono la regola», ha aggiunto. «Si lottizzano anche i magistrati segretari con scontri cruenti, guerre stellari, e siamo in un momento storico in cui bisogna correre ai ripari».


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