Cultura

Winged Wheel – Desert So Green

Le mie recensioni del 2026 iniziano come meglio non avrei potuto sperare.
“Desert So Green”, terzo album dei Winged Wheel, è un lavoro affascinante, enigmatico, che contiene due tra i generi a me più cari: post-rock e kraut-rock. Il collettivo è composto da musicisti provenienti da diverse band e scene, tra cui Steve Shelley dei Sonic Youth.

Credit: Katy McElroy / Bandcamp

Questo terzo lavoro è il più maturo e coeso, con un approccio più vicino alla forma canzone rispetto ai dischi precedenti più orientati all’improvvisazione e alle jam.
È ricco di tensioni sottili e dinamiche che si dispiegano con attenzione, rivelando dettagli e sfumature man mano che si procede nell’album.
I paesaggi sonori sono certamente inquieti. Viviamo momenti di profonda atmosfera a braccetto con chitarre distorte, synth avvolgenti e ritmi ipnotici.
Il canto s’inserisce come uno dei tanti strati nell’intreccio sonoro del disco e ha una funzione evocativa più che narrativa.
Nella parte strumentale post-rock, kraut-rock e kosmische la fanno da padrone. Per la parti vocali, troviamo filastrocche stranianti che si alternano a canti oscuri e decadenti d’impronta dark e post-punk.

“Canvas 11″ è il brano che apre il disco ed è un affascinante strumentale di matrice post e kraut rock. “Canvas 2″ è un kosmische tagliente, irregolare, con filastrocche perdute in sottofondo.
“Speed Table” è compatta, incalzante, spigolosa. Ha un’energia post-punk che si unisce ad una batteria marziale e ripetitiva. “More Frog Poems” è il compendio perfetto delle sonorità dei Winged Wheel. Post rock a braccetto con chitarre abrasive e finale kraut-rock. “Beautiful Holy Jewel Home” è il gioiello dell’album. Brano intimo e inquieto. Le melodie affiorano lentamente, come ricordi deformati, in un clima delicato ma ambiguo. Un incrocio tra Yo La Tengo e Sonic Youth, in versione spettrale. “Bird Spells” ha un andamento che si può definire rituale, sospeso. Un kraut-rock particolarmente psichedelico, con vocalità che somigliano a filastrocche lontane, simili a formule o invocazioni. “I See Poseurs Every Day” è il brano più breve e tagliente anche se l’energia è sempre ovattata, annebbiata creando continuità con l’atmosfera ‘insana’ di tutto il disco. Chiudiamo con “The Suite Goes Quiet”, dove atmosfere cosmiche giocano con suoni ipnotici e dal richiamo orientale.

Si ha la sensazione di una forte maturità sonora, dove la potenza si conquista attraverso sottrazione e tensione. Si crea un ambiente immersivo che respira, si contrae ed esplode. È un lavoro intenso e stimolante, ideale per chi ama band come Caroline, Jackie O’ Motherfucker e, naturalmente, Sonic Youth. Un disco di grande qualità, che è punto di incontro tra le diverse identità che formano la super band.


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