Cultura

Will Paquin – Live @ Covo Club (Bologna, 22/11/2025)

Credit: Antonio Paolo Zucchelli

Nel 2020 Will Paquin era uno studente all’università di Boston: la pandemia poi lo ha costretto a casa e questo gli ha permesso di suonare e registrare i suoi primi pezzi, poi messi su Tik Tok ed è stato “Chandelier” a fargli guadagnare una grande visibilità.

Dopo ciò il musicista statunitense, che abbiamo di recente intervistato, ha pubblicato solamente una manciata di singoli e un paio di EP usciti nel corso del 2024, “Will Paquin” a giugno e “Infinite Jest” a ottobre: solo quest’anno – e più precisamente a settembre – Will ha finalmente pubblicato il suo primo full-length, “Hahaha”, dove ha trovato influenze garage-rock e garage-punk, senza però perdere una certa eleganza a livello tecnico che aveva contraddistito le sue prime release.

Il musicista di Boston arriva per la prima volta in Italia questa sera per questa data unica nel nostro paese, che coincide anche con l’ultimo concerto del suo tour europeo a supporto di “Hahaha”.

Sono passate da pochi attimi le undici e un quarto quando Paquin sale sul palco del Covo Club accompagnato dalla sua band composto dalla bassista Abigail Zachko, che ha suonato con lui anche sul disco, e dal batterista Luke Row.

Il concerto si apre con “Mando”, brano presente nel suo omonimo primo EP: se inizialmente i toni sono tranquilli e gentili e le sue melodie risultano raffinate, poi il brano cresce pian piano a livello strumentale e si fa più prorompente anche grazie al drumming deciso di Row.

Subito dopo la vecchissima “Satellite” ci ricorda un po’ Mac DeMarco e un po’ il nostro amatissimo JW Francis con quelle sue chitarrine delicate e preziose, quanto le sue sensazioni melodiche: nel ritornello, però, Paquin si scatena, aggiungendo una maggiore potenza.

In “Two Chairs”, invece, Will mette in luce tutte le sue doti tecniche alla chitarra, aggiundendo una maggiore adrenalina nella parte finale del pezzo insieme a qualche tocco tropicale.

“Ho pubblicato un nuovo album”, ricorda lo statunitense, introducendo “Orangutan”, il primo estratto da quel lavoro stasera: con influenze garage esaltanti incomincia a incendiare le prime file che si lasciano trascinare dall’intensità della strumentazione.

Anche in “Everything” rimangono in evidenza le sue doti chitarristiche, mentre mette il cuore in prima linea ed è solo la batteria di Luke a spingere verso l’alto; la stessa dinamica si ripete subito dopo anche in “Infinite Jest”, una canzone dai toni romantici.

“We Really Done It This Time” inizia con ritmi assurdi, dove i continui giri di basso della Zachko alzano il ritmo, mentre l’agitata chitarra di Paquin accende di nuovo i fan bolognesi con toni garage-rock.

Si rimane a velocità elevate con sei corde fuzzy e ritornelli supercatchy anche subito dopo con “I Work So Hard”, una piccola bomba punky sempre pronta a esplodere graziata da ottime melodie.

Come dicevamo in precedenza, il vecchio singolo “Chandelier”, che non poteva mancare nella sua setlist, ci regala ancora apprezzabili e raffinati tecnicismi chitarristici da parte di Will, accompagnati da una certa delicatezza pop.

“I Need To Know”, infine, chiude il concerto con una certa cattiveria punk, tanta adrenalina, grida da parte di Abigail e cori incredibilmente catchy.

Sessantacinque minuti divertenti ed esaltanti per il musicista di Boston, molto bravo a livello tecnico e capace di far divertire il pubblico felsineo con la sua energia garage-rock e le sue sensazioni melodiche davvero piacevoli.


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