WhatsApp e Telegram sotto attacco in Russia: il blocco a favore dell’app di Stato
Quando servizi di messaggistica come WhatsApp e Telegram finiscono al centro di uno scontro politico, è chiaro che c’è qualcosa di importante in ballo: la libertà di comunicazione.
In Russia la situazione si è fatta tesa: da una parte l’app di Meta, dall’altra le autorità che cercano di limitarne l’uso. Al centro del braccio di ferro c’è un’accusa precisa: secondo WhatsApp, il governo russo starebbe cercando di bloccare del tutto l’app per spingere gli utenti verso un servizio concorrente controllato dallo Stato. Una mossa che WhatsApp definisce apertamente un “passo indietro” e, per una volta, anche Pavel Durov, il fondatore di Telegram, è d’accordo con Zuckerberg.
Vuoi ascoltare il riassunto dell’articolo?
Il tentativo di blocco russo
La filiale di Meta che gestisce WhatsApp ha denunciato un tentativo delle autorità russe di bloccare completamente il funzionamento dell’app nel Paese. Secondo l’azienda, l’obiettivo sarebbe quello di costringere oltre 100 milioni di utenti a migrare verso un’app di messaggistica sotto controllo statale.
Nel comunicato, WhatsApp parla esplicitamente di un tentativo di spingere le persone verso una “app di sorveglianza” di proprietà pubblica. L’azienda collega direttamente questo scenario alla perdita di comunicazioni private e sicure, sottolineando che un blocco generalizzato non aumenterebbe la sicurezza, ma la ridurrebbe.
WhatsApp dichiara anche di continuare a fare “tutto il possibile” per mantenere gli utenti connessi in Russia, nonostante le misure restrittive in corso. La piattaforma inquadra quindi la vicenda non solo come una questione tecnica, ma come un tema di diritti digitali e protezione delle comunicazioni personali.
Su Telegram, Pavel Durov è praticamente dello stesso avviso:
Russia is restricting access to Telegram in an attempt to force its citizens to switch to a state-controlled app built for surveillance and political censorship.
8 years ago, Iran tried the same strategy — and failed. It banned Telegram on made-up pretexts, trying to force people onto a state-run alternative.
Despite the ban, most Iranians still use Telegram (bypassing censorship) and prefer it to surveilled apps.
Restricting citizens’ freedom is never the right answer. Telegram stands for freedom of speech and privacy, no matter the pressure.
La spinta verso Max, la super-app russa
Mentre WhatsApp denuncia il tentativo di blocco, le autorità russe stanno promuovendo attivamente Max, una nuova app di messaggistica legata all’ecosistema digitale nazionale. Max è offerta dal colosso dei social media VK e, secondo le informazioni disponibili, viene proposta come una super-app.
Questa piattaforma non si limita alla messaggistica: consente l’accesso a servizi governativi e agli store online, integrando funzioni che vanno oltre la semplice chat. L’app è promossa da Mosca come alternativa interna ai servizi stranieri, anche se al momento risulta molto meno popolare rispetto ai concorrenti internazionali.
Le motivazioni ufficiali di Mosca tra sicurezza e truffe
Le autorità russe giustificano le misure contro WhatsApp e Telegram con motivazioni legate alla sicurezza interna e alla tutela dei cittadini.
L’autorità di controllo delle telecomunicazioni ha confermato all’agenzia Tass di aver adottato misure per rallentare il servizio, accusando la piattaforma di violare le leggi russe.
Secondo Mosca, WhatsApp verrebbe utilizzata per organizzare e svolgere attività terroristiche nel Paese. Non solo: le autorità indicano l’app anche come uno dei principali canali usati per frodare ed estorcere denaro ai cittadini, in un contesto in cui le truffe via app di messaggistica risultano molto comuni in Russia.
Le stesse autorità accusano inoltre Kiev di reclutare cittadini russi proprio tramite queste applicazioni, offrendo denaro in cambio di atti di sabotaggio. In questo quadro, il controllo sulle piattaforme di messaggistica diventa per il Cremlino una questione di ordine pubblico e contrasto a minacce considerate strategiche. O almeno queste sono le giustificazioni ufficiali.
La condizione posta a Meta e il margine per un accordo
Da parte russa, il messaggio verso Meta arriva con una condizione chiara: per sbloccare WhatsApp occorre adeguarsi alle norme nazionali.
Il portavoce presidenziale Dmitry Peskov, citato dall’agenzia di stampa Tass, collega in modo diretto la possibilità di un ripristino completo del servizio alla conformità alle leggi della Federazione.
Secondo Peskov, se Meta dimostrerà “disponibilità al dialogo” e si adeguerà alle disposizioni russe, esisterà l’opportunità di raggiungere un accordo. In caso contrario, se l’azienda statunitense manterrà una posizione definita “intransigente” e continuerà a rifiutare il rispetto delle leggi locali, non ci sarà alcuna possibilità di ripristino del servizio.
Nel frattempo, l’autorità di controllo delle telecomunicazioni conferma che le misure per rallentare WhatsApp sono già operative, in risposta a quelle che vengono considerate violazioni delle leggi russe e a un uso ritenuto problematico della piattaforma per attività criminali e terroristiche.
Alla fine, al di là delle dichiarazioni, resta un fatto concreto: tra blocchi, rallentamenti e “pressioni”, la messaggistica istantanea in Russia diventa sempre più il terreno dove si misurano non solo le scelte tecnologiche, ma soprattutto i limiti di ciò che può ancora definirsi comunicazione privata.
Del resto è un dibattito che, sotto altre forme e con altre motivazioni, è stato portato avanti anche dall’UE con il così detto “chat control“, ma nessuno è ancora riuscito a trovare la quadratura del cerchio tra diritto alla privacy e controllo di attività illecite.
Source link





