Trentino Alto Adige/Suedtirol

Walter Basso, il Panatta di Bolzano: una vita sulla terra rossa – Cronaca



BOLZANO. Dove c’era la terra rossa ora c’è una città. La terra rossa c’è ancora – anche se si è un po’ ristretta – la città che prima non c’era lì intorno, è invece cresciuta. Sta anche in questo andare e venire delle cose il senso di tante esistenze che sono passate per il tennis di Gries. Una, quella di Walter Basso, le ha viste quasi tutte: «Ci sono arrivato che ero poco più di un lattante». Lui è il nostro Adriano Panatta.

Per un paio di assonanze. La prima è che è stato il tennista “cittadino” più forte. Vale a dire bolzanino doc, Seppi e Sinner sono di fuori. La seconda ma forse la decisiva è che lui e Panatta sono nati e cresciuti nel circolo: Adriano in quello dei Parioli a Roma perché era figlio del custode, tale e quale Basso.

Papà Umberto era giunto qui negli anni Quaranta e si era portato dietro in fasce, il suo Walter. Che aveva imparato a camminare mettendo un piede davanti all’altro sui campi rossi.Umberto passava il tappetino dopo ogni partita, ravvivava la terra smossa dai giocatori e ogni tanto metteva in mano al piccolo una racchetta. Che, come accade in questi casi di precoce attaccamento allo sport, lo sovrastava. I due, con la famiglia, abitavano nella piccola costruzione di legno che allora occhieggiava i campi: casa e lavoro.

Che tennis, da allora in poi: «Tutta la città, soprattutto la sua borghesia, si trovava lì. E io in mezzo a loro. Centinaia di iscritti. Adesso un po’ meno. Forse è il destino dei club, troppe cose da fare oggi…» Decenni in cui un luogo solo, il Tennis Club Bolzano, ne racchiudeva tanti: Bolzano, le sue professioni, l’economia, le associazioni, si davano voce tra il rumore delle palline, nascevano relazioni, si facevano e disfacevano giunte.

Quanto piccolo quando Walter Basso è arrivato?

Sei mesi

E una racchetta in mano?

Quasi subito. Io dicevo al papà: a tennis non ci gioco. Allora non ne volevo sapere. Poi è successo qualcosa. E ho un ricordo preciso e netto di quell’istante. A undici anni ho deciso: bene, gioco.

Stato fisico?

Ero gracilino. Tenevo la racchetta in mano come fosse una clava. A volte anche con due mani. Ma, a dire la verità, sono poi cresciuto in fretta.

Primi step?

Nel 1956 è arrivato a fare lezioni un giocatore di hockey allora molto forte, Milan Matusc. D’inverno stava sul ghiaccio, d’estate da noi.

E i tornei?

A Cortina. Un giorno mi dice: vieni su con me, ho organizzato un incontro tra i tennisti dell’hotel Cristallo e i bolzanini. È andata bene. Da lì, sempre più allenato.

Gli anni belli per Walter Basso?

Sopratutto quelli dal ’66 al ’72. Salivo di categoria in categoria. Fino alla seconda che allora era sul serio a un passo dalla prima, da quelli nazionali. E il nostro Torneo della Fiera, in sostanza il Città di Bolzano di oggi, teneva dentro i migliori.

Certo ne ha incrociati di quelli bravi sul serio, si intende quelli che vincevano ovunque nel mondo…

Beh, a Ortisei organizzava un grande torneo estivo Beppe Merlo, stile irraggiungibile allora, gran giocatore. Capitava, negli anni, di sfidare gente come Mulligan, Di Domenico, Tiriac, Jovanovic. E a Bolzano, invitato dal nostro presidente Giovanni Ravagnolo, si presentava sui campi Nicola Pietrangeli. Mi pareva di essere al centro del mondo.

Beh, almeno quello del tennis sì, in effetti.

Per anni lo è stato.

Quando sono iniziati invece, gli anni difficili?

Per noi quando ci hanno tolto il quarto campo. Stava dietro i tre di oggi. Era un poco discosto. Così ci giocavano i ragazzini della scuola oppure chi, non considerandosi molto bravo, preferiva giocare senza troppi spettatori intorno. Ma la sua presenza consentiva al circolo una capacità di assorbimento delle richieste che lo rendeva estremamente competitivo.

Che tennis era?

Elegante. Gianni Clerici lo definiva “in bianco”. Quando sono stato presidente, dal 2000 al 2001, si viaggiava, come iscritti, toccando anche vette come 480 soci effettivi.

Chi girava lì?

Mezza città. Tra quelli molto impegnati nel gioco, i due fratelli Giannelli, Ezio e Manlio, con i loro figli fortissimi nel tennis e nella pallavolo, poi Franco Wagmeister, Piero Benini. Paolo Mohovic, Alberto Pasquali, per poi fare spazio alla successiva generazione, come Giorgio Lucich, Franco Casale. Christoph Laichner e tanti altri.

Il boom?

Quello vero fino all’84. Ricordo che, quando era stato presidente Ander Amonn, che lo divenne pure dell’Hockey Club Bolzano, si tentò di dare respiro al circolo provando a cercare nuovi terreni.

In che modo?

Anche bussando alla Curia. Ander ci andò e discusse a lungo coi frati su uno spazio prima di San Maurizio. Non ce la fece. Laggiù si sarebbero potuti costruire almeno sette campi e la crisi successiva sarebbe stata scongiurata. Tre campi, con tutto quello che gira intorno, sono pochini. Ma anche il Comune non è ci ha dato mai una gran mano allora.

Che succede nel sport “bianco” oggi?

Che la rivoluzione, rispetto ai miei anni, è iniziata con i cambi epocali delle racchette: prima l’allargamento del piatto corde, poi l’arrivo dei nuovi materiali. Via il legno e spazio al kevlar, al metallo, alla fibra.

Il suo rovescio a una mano è stato sempre mitico.

Ora picchiano tutti a due mani. Ma bene così, i ritmi sono cambiati. Io avevo in fondo un colpo solo: il dritto. Il rovescio in “back” mi serviva per prendere tempo e scombinare gli avversari. Come accadeva a Beppe Merlo”.

In fondo anche a Panatta no?

Un po’ sì, anche lui. Non un gran rovescio. Era una generazione così. Anche Gardini sembrava avesse solo un colpo.

Oggi ci sono i bombardieri dritto-rovescio senza tregua.

Sono cambiati anche i fisici. Va bene, tutto si evolve.

Tra Sinner e Alcaraz chi butta dalla torre?

Ma nessuno dei due! Sono fortissimi, due macchine, i migliori.

Ma sotto sotto, chi preferisce in cuor suo?

Devo proprio dirlo?

Magari sì.

Carlos. Ogni colpo è una sorpresa. Per me, cresciuto con quelli che inventavano di tutto in campo, è una goduria vederlo giocare. Allora facciamo un compromesso: da italiano e bolzanino tifo Sinner, da tennista godo con Alcaraz.




Source link

articoli Correlati

Back to top button
Translate »