Voyage: Viaggio siderale tra Autechre e Bjork :: Le Recensioni di OndaRock
È molto più di un sodalizio sonoro quello che tiene insieme Fabio Ricci (vonneumann, gFFr), Simone Lanari (Ant Lion, Walden Waltz, Ask The White) e Isobel Blank (Ask The White) sotto la sigla dTHEd, configurandosi fin dalla sua nascita quale progetto multimediale che ha nella filosofia – in particolare la teoria degli iperoggetti di Timothy Morton – e nel concetto di neurodiversità i suoi cardini. La psicoacustica, l’intelligenza artificiale, i mali dell’Antropocene sono solo alcune delle tematiche alla base di una ricerca sensoriale che negli anni è sfociata nella realizzazione di dischi, stampe, riviste e spazi digitali interattivi.
Un’avventura iniziata nel 2020 con la pubblicazione su Boring Machines del folgorante “hyperbeatz vol.1” e che giunge adesso, dopo un ep digitale, alla seconda uscita in vinile corredata da tanto materiale extra. Questo perché “Voyage” non è soltanto un disco, ma un intero immaginario. Un racconto fatto di suono e immagini sostenuti ancora una volta da una sovrastruttura concettuale più che definita. Il titolo indica la necessità del viaggio, “la fuga dell’umanità da una Terra inabitabile verso l’ignoto profondo dell’esilio interstellare”, ma è anche l’acronimo (Vital Operations and Yearly Administration for Galactic Existence) di un’ agenzia fittizia che garantisce la sopravvivenza dell’umanità.
Entrando nel merito della sostanza sonica, la nuova tappa ha nella decostruzione e nella complessa articolazione le sue costanti, segnando però un’ulteriore scarto verso un hyperpop post-umano. La voce della Blank torna a farsi inintelligibile e malgrado il facile accostamento a certe evoluzioni di Bjork e la dichiarata ispirazione all’opera di Meredith Monk, trova nelle sperimentazioni della Marina Herlop di “Nekkuja” un’antecedente. I pattern ritmici proseguono a svilupparsi frastagliati tra vortici che tornano ai rimandi auterchiani dell’esordio (“Spēsaphlōra”), trame zoppicanti da math-rock in disgregazione (“Akichee”) e pulsazioni techno-futuribili (“Kitenga”).
Tutto suona asimmetrico, i glitch regnano, le stratificazioni navigano tra la melodia possibile (“Grabitate Isila”) e un organizzato caos sintetico (“Sumnjiv Egzoplanet”) dando forma ad una nuova distopia che ha nella sua coerenza immaginifica il migliore pregio. Un viaggio affascinante consigliato a chi ama il rischio di procedere senza certezze.
27/11/2025




