Volontariato, cosa cambia nel 2026: punti per i concorsi e riconoscimento per lavoro e studi
I volontari italiani sono 4,7 milioni secondo i dati dell’Istat. Il 5 dicembre, Giornata Internazionale del Volontariato, così li ha raccontati Giancarlo Moretti, portavoce del Forum Terzo Settore: «In un’epoca storica in cui è facile essere pervasi da un senso di impotenza rispetto agli orrori delle guerre e alle forti tendenze individualistiche ed egoistiche, i volontari sono una fonte inestimabile di pace e solidarietà. Non solo: l’impegno volontario genera cambiamento sociale e svolge un ruolo attivo nello sviluppo del Paese: va quindi promosso, tutelato e valorizzato, attraverso un lavoro congiunto di istituzioni e Terzo settore». Per Don Marco Pagniello, direttore di Caritas Italiana: «Il volontariato è scuola quotidiana di umanità e di cittadinanza. Ogni gesto gratuito custodisce una forza trasformativa che rigenera i legami, restituisce dignità alle persone e rende le nostre comunità più giuste e solidali».
Il 2026 è l’Anno internazionale del volontariato per lo sviluppo sostenibile ed è anche quello in cui in Italia cambiano le regole non per fare volontariato, ma per quello che il volontariato può portare in quanto a certificazioni e punteggi per i concorsi. Dal prossimo anno le competenze acquisite facendo volontariato saranno riconosciute ai fini lavorativi, formativi, scolastici e universitari.
Gli oltre 136mila enti iscritti al Registro Unico Nazionale del Terzo settore sono quelli che possono riconoscere le competenze acquisite dai volontari. I volontari possono scegliere l’ente con cui fare attività La definizione dei criteri per il riconoscimento in ambito scolastico e lavorativo delle competenze acquisite nello svolgimento di attività o percorsi di volontariato è nel decreto dello scorso luglio.
Per il riconoscimento delle competenze acquisite bisogna svolgere un’attività di volontariato della durata di almeno 60 ore in dodici mesi spiega Conflavoro. Non bastano partecipazioni a eventi benefici o presenze a raccolte fondi fatte in una o più giornate. Serve un progetto formativo, una forma di patto di servizio, un percorso definito e delineato attraverso un colloquio preliminare con il volontario. Saranno indicati compiti svolti nel periodo di volontariato e le abilità acquisite al termine. Viene individuata anche la presenza di un tutor per il periodo di volontariato. Deve essere conservata la documentazione perché è possibile anche il riconoscimento di quanto fatto in periodi successivi. I dati del volontariato restano a disposizione e potrebbero essere presenti nella carta d’identità digitale.
In un concorso pubblico i punti portati dal volontariato varranno come accade per quelli del servizio civile e potranno fare la differenza in caso di parità di punteggio. A livello scolastico e universitario le competenze del volontariato diventeranno crediti con l’obiettivo che aumenti il loro numero da 3 a 12.
Source link




