volano spintoni, colf giù dalle scale. Denunce reciproche
ANCONA – La strada della riconciliazione si è rivelata un binario morto. Senza accordi stragiudiziali, entrambi ora si ritrovano a processo. Lei, colf di 52 anni. E lui, un 29enne falconarese. Si sono reciprocamente denunciati (e sono accusati di lesioni, aggravate nel caso del giovane) dopo una zuffa scoppiata nel pianerottolo di un condominio, a Collemarino, il 13 novembre 2020. Lui viveva a casa della fidanzata, la colf al piano di sotto.
Le due versioni
I due imputati – nelle vesti anche di parti civili – sono comparsi ieri in tribunale davanti al giudice Giulia Casiello. A scatenare la lite era stato il pagamento della quota per i servizi di pulizia condominiali che la 52enne pretendeva dalla compagna del 29enne: parliamo di 24 euro. Le versioni sono contrapposte. Secondo i due fidanzati, la donna delle pulizie si sarebbe presentata ubriaca, sbattendo violentemente i pugni sulla porta e poi avrebbe preso a schiaffi il giovane, rompendogli gli occhiali da vista e provocandogli una contusione alla mano (prognosi di 4 giorni). L’imputata, invece, sostiene di essere stata aggredita dal 29enne che l’avrebbe spinta, facendola ruzzolare giù per le scale: un incidente che le ha causato un trauma cranico e facciale, con tanto di frattura dell’orbita destra, per una prognosi finale di 60 giorni. È anche accusata di aver minacciato la compagna del giovane con parole del tipo: «Mi devi dare i soldi, altrimenti chiamo i carabinieri e ti faccio portare via il cane. Il tuo ragazzo è un figlio di p…, un siciliano di m… e il mio compagno lo vuole ammazzare: se lo vede, gli spacca la faccia».
«Non ho mai minacciato nessuno – ha replicato in aula la colf, difesa dall’avvocato Elisabetta Candi-, ho solo suonato alla loro porta perché la ragazza mi doveva pagare e già in passato aveva ritardato, a differenza di tutti gli altri condomini. Non ho fatto in tempo a parlare che sono stata aggredita. Lui mi ha detto che non dovevo rompere e mi ha dato uno spintone sul petto. Ho suonare il campanello della vicina per chiedere aiuto, ma lui di nuovo mi ha spinto e mi ha fatto precipitare per le scale. Cadendo, mi si sono impigliati i capelli in una fioriera di ferro che mi è venuta addosso».
Diametralmente opposta è la versione dell’imputato, difeso dall’avvocato Carmelino Proto. «Ho sentito bussare violentemente la porta, ho aperto e c’era lei – ha spiegato al giudice -. Urlava, insultava, mi ha preso a manate in faccia, facendomi cadere a terra gli occhiali che si sono rotti. Io per parare i colpi e allontanarla le ho dato una spinta, lei è barcollata all’indietro ed è caduta dalle scale». Nel frattempo era arrivata la polizia, chiamata dai vicini, insieme al 118. Sarà il giudice a stabilire chi ha ragione, il prossimo 18 maggio.




