Voices From The Lake – II: Meditazioni in 4/4 tra le nebbie zen :: Le Recensioni di OndaRock
Se ci sono due nomi che hanno ridisegnato l’asse della techno negli anni Dieci, questi sono Sandwell District e Voices From The Lake. L’album omonimo del 2012 aveva introdotto una via contemplativa alla club music: lasciare che la dimensione meditativa generasse il movimento, come un respiro che diventa ritmo. Da allora, il progetto ha definito ciò che sarebbe stato chiamato deep techno, fusione tra la vastità dell’ambient e una cura timbrica capace di richiamare talvolta certe ombre darkwave.
Nonostante la lunga pausa, i due non sono rimasti in silenzio. Figure centrali della corrente più quieta del sound of Rome, Giuseppe Tillieci e Donato Scaramuzzi hanno fondato nel 2016 Spazio Disponibile, polo in cui minimalismo e ambient si intrecciano con un approccio altamente introspettivo.
Anticipato da alcune performance dal vivo, “II” arriva come una brezza rigenerante e si presenta come erede naturale del debutto di tredici anni fa. La direzione resta quella: strutture lunghe, contemplative, scorrevoli come acqua; la vibe, però, è più quella della new age che del Berghain (“Locus Mist”). I dieci tool si aprono gradualmente, iniziando dalle zone più silenziose (“Eos”, quasi un’estensione di “In Giova – Alternative Mix”) e ampliando passo dopo passo l’orizzonte, senza mai rinunciare alla loro disciplina quasi ascetica (“Bespin”).
Il termine deep techno, qui, è letterale: il moniker porta con sé una dedizione quasi monastica a ogni vibrazione e piccola mutazione. Eredi della tradizione Chain Reaction, Dozzy e Neel costruiscono una materia più tangibile e meno eterea rispetto all’esordio. Non c’è solo ricerca timbrica, ma anche un filo melodico (“Manuark”) che dona un’aura più solenne. Ogni elemento sembra immerso in un bagno di riverberi, con percussioni morbide e levigate. “Mono No Koto” trova un equilibrio cerimoniale, mentre “Asterios” segna il passaggio verso una seconda parte più emancipata: “Blue Noa” e “Ian”, pur restando fedeli alla loro grammatica, sfiorano un’impronta quasi progressiva.
Mettendo insieme i vari tasselli, prende forma un lavoro calibrato, in cui poco appare fuori posto. Al tempo stesso lascia intravedere piccole incertezze e soprattutto un nuovo sentiero: la seconda metà, più melodica e radiante, sembra deviare dall’itinerario originario e apre possibilità future. Non è detto che non arrivi una terza tappa su questa linea; resta però il fatto che, al momento, non raggiunge sempre l’impatto contemplativo del primo capitolo. Resta comunque l’opera di due maestri del clubbing, capaci di trasformare la techno in un atto di meditazione.
10/12/2025




