«Voglio giustizia per il mio Emanuele. Prescrizioni degli ex dirigenti della Provincia inaccettabili»

PIORACO «Vuole sapere se è andata bene? Le devo rispondere Nì». Paola Ferretti è la mamma di Emanuele Bonifazi, originario di Pioraco aveva 31 anni quando il 18 gennaio 2017 la valanga travolse l’hotel Rigopiano a Farindola in cui lavorava come receptionist. Mercoledì scorso, con il marito Egidio Bonifazi e l’avvocato Alessandro Casoni, Ferretti ha raggiunto presto Perugia per l’udienza decisiva della Corte d’Appello bis.
L’inquietudine
«Ero il visitatore numero 1 – racconta -. Siamo abituati a giornate pesanti, ma mercoledì è stato devastante. Non nego che dopo aver girato per 9 anni i tribunali di Pescara, L’Aquila, Roma e Perugia senza saltare un’ udienza, iniziamo ad accusare il colpo. È uno stillicidio e so che non abbiamo finito». Dopo quasi 8 ore di camera di consiglio i giudici di Perugia hanno condannato per disastro colposo tre ex dirigenti della Regione Abruzzo, assolti 5 imputati tra cui l’ex sindaco di Farindola, prosciolti per prescrizione 2 ex dirigenti della Provincia di Pescara. «Il fatto che siano stati condannati tre ex funzionari della Regione (assolti nei primi due gradi di giudizio, ndr) è importante, era quello per cui abbiamo tanto lottato e solo la Cassazione ci aveva ridato un po’ di fiducia. Come ha detto il Pg Paolo Barlucchi forse è stata una sentenza storica che ha messo nero su bianco una situazione di inerzia di una pubblica amministrazione», commenta la mamma di Emanuele che però non nasconde del rammarico. «Le prescrizioni degli ex dirigenti della Provincia per me sono inaccettabili. Ci speravo dopo che il Pg Barlucchi ha sostenuto con convinzione che i tempi potessero essere raddoppiati. Questo purtroppo è stato deciso, forse capiremo di più leggendo le motivazioni. Non so se è mancata la possibilità o il coraggio. Mi auguro che la Procura ricorra in Cassazione. L’assoluzione può far male ma è più spiegabile, anche per gli imputati, prescritto non vuol dire assolto. La prescrizione la considero una resa della giustizia». Per i coniugi Bonifazi, come per altri familiari delle vittime, c’è pure un’altra amarezza: il mancato coinvolgimento della politica: «Il nostro avvocato aveva presentato opposizione all’archiviazione che non è stata accolta, siamo ancora convinti che fosse giusto giudicarli in un processo, avevano il dovere e il potere politico di evitare questa tragedia».
L’assoluzione dell’ex primo cittadino
Sull’assoluzione dell’ex sindaco: «Mi ha lasciato meravigliata, dopo due condanne, ma le sentenze bisogna accettarle e aggiungo, subirle. Le lacrime del suo avvocato le ho trovate irrispettose per le vittime. C’è chi piange per i figli e chi per un’assoluzione. È un pianto diverso, il nostro è di dolore il loro di sollievo». Poi il ricordo di Emanuele, «Lavorava in quell’hotel da novembre 2012. Ormai era un veterano, ci stava bene. Quando lo vedevo stanco gli dicevo di venire qui, di cercare da un’altra parte, mi rispondeva sempre “Ora lo faccio” ma non si decideva mai. Purtroppo. Prima di morire vorrei ricordarmi una fine dignitosa di questa storia. Per noi genitori è la paura più grande, non riuscire a ottenere giustizia, una parte almeno. La giustizia è utopia, ma almeno una parte di giustizia quella sì, la dobbiamo ai nostri figli».




