Trentino Alto Adige/Suedtirol

Voglia di gita anche senza professori, i ragazzi aggirano la protesta – Bolzano



BOLZANO. I docenti hanno il diritto di protestare, ma gli studenti non ci stanno e le gite di più giorni se le organizzano in maniera autonoma. Lo “sciopero bianco” dei prof. È un anno scolastico particolare, quello vissuto negli istituti altoatesini, caratterizzato dallo “sciopero bianco” di molti docenti che non hanno accettato di svolgere attività aggiuntive in protesta con la Provincia.

Si sono svolte, o si stanno svolgendo in questo periodo, soltanto le iniziative organizzate e finanziate prima dell’inizio della protesta. La maggior parte delle classi, però, è rimasta senza la tanto attesa “gita di più giorni” e gli studenti non ci stanno.

Alcune classi, quindi, si sono trasformate in agenzie viaggio per organizzare una gita scegliendo una meta e convincendo più compagni a partecipare per mantenere basso il costo. Infatti la spesa sarà sostenuta interamente dalle famiglie dato che la scuola non contribuisce neanche con una minima percentuale, anzi, non la sostiene in nessuna maniera, neanche giustificando le assenze di chi partecipa.

Il problema delle assenze

Infatti la ricetta degli studenti prevede viaggi nei periodi di vacanza: molti hanno approfittato del Carnevale, tanti altri stanno aspettando la settimana di Pasqua. I più oltranzisti, invece, assenza o no, partono quando decidono di farlo e poi si vedrà. Marco Fauni è studente del quinto anno al liceo Giovanni Pascoli ed è anche presidente della consulta provinciale degli studenti.

«Molti studenti delle quinte classi – spiega – approfittando della maggiore età, si stanno organizzando da soli, scegliendo in autonomia una possibile destinazione e un periodo utile a tutti. Molti propendono per i giorni festivi per non aumentare il numero delle assenze, altri scelgono di fare assenza il venerdì e il lunedì per fare una sorta di fine settimana lunghissimo. So che una classe la settimana scorsa si è concessa due giorni a Vienna. Un’altra classe, invece, si sta organizzando per andare a Pasqua in Spagna».

Timori per la reazione dei prof.

Ma a quanto pare non tutti gli studenti svelano apertamente i loro piani anche perché molti temono la reazione degli insegnanti. Vero o falso, potrebbero esserci, secondo gli studenti, docenti più intransigenti che non vedrebbero di buon occhio tutta questa autonomia dei ragazzi i quali, tra l’altro, renderebbero inefficace la loro protesta.

Per reazione, quindi, aumenterebbero le consegne per casa o fisserebbero verifiche nei giorni stabiliti per la gita. Sarebbero però anche tanti i progetti che naufragano nelle difficoltà dell’organizzazione. «La mia classe – continua Fauni – è tra le poche fortunate perché la nostra gita di più giorni, fatta a Berlino a novembre, era stata organizzata l’anno scorso».

Sulla situazione il presidente della Consulta studentesca dice anche che a suo avviso «le scuole, pur rispettando la protesta dei docenti, avrebbero potuto fare qualcosa di più. Queste iniziative dimostrano che i ragazzi hanno passione e voglia di fare qualcosa che vada oltre la lezione fatta a scuola. Dimostrano la volontà di socializzare e vivere un’esperienza anche didattica. Di fronte a un programma che comprende anche appuntamenti culturali, la scuola avrebbe potuto agire diversamente, almeno per le assenze».

All’istituto Delai.

Una situazione che non sembra toccare l’istituto “Delai”. Il preside Gabriele Chiusano dice di non aver dovuto valutare richieste alternative a quelle classiche. «I nostri studenti sono partiti regolarmente per le gite di più giorni accompagnati dai loro docenti. Proprio qualche giorno fa un gruppo di studenti è tornato da Madrid. Le gite sono state programmate a ottobre secondo i criteri amministrativi classici che prevedono i docenti come accompagnatori.




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