“Vivo nel tormento, nel rimorso per una domanda che mi pongo di continuo: Francesco, perché hai aspettato?”: Totti racconta la morte del padre
“Appena ho sentito quel purtroppo al telefono, ho capito, il mondo è crollato“. Esattamente sei anni fa, il 12 ottobre 2020, Francesco Totti ha ricevuto quella tremenda chiamata dallo Spallanzani di Roma: il padre Enzo era morto per via delle complicanze del Covid. Per tutti lo “Sceriffo”, aveva 76 anni. Nel libro “Oltre”, Totti ripercorre anche quei giorni difficili: non nasconde la disperazione e il rimorso che ancora oggi lo attanaglia.
“Non potevamo andarlo a trovare, né sentirlo al telefono: tutto impossibile, considerati il periodo storico e la situazione”, ricorda Totti nel suo libro. “In terapia intensiva ha lottato, finché ha potuto. Speravo che uscisse, che fosse una parentesi, quando l’hanno ricoverato non lo vedevo da quasi un mese. Un figlio ha sempre qualcos’altro da fare, perché pensa che ci sia tempo la volta successiva, che un genitore sia eterno“, sottolinea l’ex capitano della Roma.
Da qui, appunto, il grande rimpianto: “Io vivo nel tormento, nel rimorso causato da una domanda che mi pongo in continuazione: Francesco, perché hai aspettato? Scusami, papà. Per tutte le volte che non ho capito. Per tutte quelle in cui non hai sentito ti voglio bene, per gli abbracci mancati e le parole non dette. Per gli sbagli che ho fatto”, si legge nel libro. Nel quale Totti ricorda: “Stavo annegando nella disperazione. Quando l’ho saputo sono andato con il pilota automatico. E adesso mi ammazzo. Non l’avrei fatto, ma l’ho pensato. Un momento di debolezza”.
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