vittima e assassino arrivati insieme al parco

Genova. Pietro Alberto Paolo Signor e il suo assassino, Cisse Camara, 42 anni, si conoscevano. O quantomeno sono arrivati a Villetta Di Negro insieme, sabato mattina, e hanno parlato per una decina di minuti prima che Camara colpisse a morte Signor con un coccio di bottiglia, lo legasse mani e piedi con corde e indumenti e lo trascinasse verso l’uscita del parco a due passi dalla prefettura, scatenando l’allarme di una passante. In tutto venti minuti di orrore.
Camara è ancora piantonato all’ospedale San Martino, dove è stato portato sabato poco dopo essere stato arrestato dai carabinieri. Delirava, probabilmente in preda ai fumi del crack (sul luogo del delitto ne è stata trovata una bustina), e ha provato a scagliarsi contro uno dei militari. Una volta in ospedale si è scoperto anche che ha la polmonite.
Sedato e privo di conoscenza, il suo arresto è stato convalidato lunedì mattina alla presenza del suo avvocato. L’uomo verrà trasferito in carcere non appena le sue condizioni di salute lo permetteranno. Nel frattempo l’autopsia, che dovrebbe essere svolta tra oggi e domani, darà risposte certe sulle cause della morte e sull’ama utilizzata.
I venti minuti di orrore ripresi da una videocamera
Che cosa sia accaduto esattamente tra Signor, 49enne di origini milanesi residente a Genova da tempo, e Camara non è ancora chiaro. Alcune telecamere hanno ripreso i due uomini parlare e poi il momento in cui il senegalese afferra una bottiglia e colpisce il rivale. Sul corpo di Signor ci sono diverse ferite da taglio che a un esame superficiale sono compatibili con un coltello, ma nessuna lama è stata trovata, esclusivamente i cocci delle bottiglia. La videocamera ha ripreso da lontano, e ovviamente senza audio, ma gli inquirenti stanno lavorando sul filmato per estrapolare quanti più dettagli possibili.
A testimoniare l’accaduto anche la donna che ha visto Camara trascinare il corpo di Signor. Il suo assassino lo ha legato talmente stretto che è stato difficile liberarlo.
Le indagini dei carabinieri, coordinate dal pm Francesco Cardona Albini, non escludono che il movente possa essere legato alla droga, anche se di Signor si sa molto poco. A Genova lo conoscevano i volontari della mensa di Sant’Egidio e quelli dell’associazione Valori Alpini di Oregina, che si occupano di distribuire pasti caldi in strada.
Vittima e assassino entrambi ai margini
Descritto come un’anima libera, sempre posato e gentile, un creativo, appassionato di poesia, di lui si sa poco o nulla. Aveva due lauree, conseguite a Torino e Trieste, e un profilo social seguito da un migliaio di persone dove condivideva canzoni e poesie. Secondo i volontari dell’associazione Valori Alpini era malato di cuore, in attesa di trapianto. Gli investigatori non sono ancora riusciti a rintracciare i familiari.
Di Camara si sa qualcosa in più. Dopo l’arrivo dl Senegal ha trascorso parte del suo tempo in provincia di Milano, e alla prefettura di Lecco aveva presentato richiesta di asilo politico, ancora pendente. Era a Genova almeno da un anno, il tempo di finire nel radar delle forze dell’ordine per alcuni reati. Adesso è accusato di omicidio volontario.




