Virus Nipah, annunciato vaccino candidato. Via a sperimentazione
Non esiste ancora un vaccino approvato contro il virus Nipah, uno dei patogeni zoonotici più pericolosi conosciuti, ma la ricerca internazionale ha avviato un nuovo percorso che potrebbe colmare questo vuoto. Un gruppo di ricercatori del Giappone ha annunciato l’avvio, nel corso del 2026, della sperimentazione clinica di fase 1 di un vaccino candidato, dopo il completamento dei test preclinici su modelli animali.
Il progetto è coordinato dal Centro di ricerca per la scienza e la tecnologia avanzate dell’università di Tokyo e riguarda un vaccino denominato Mv-NiV. Le prime prove sull’uomo coinvolgeranno volontari adulti in Belgio e serviranno a valutare principalmente la sicurezza del preparato e il dosaggio più appropriato. Solo in una fase successiva, se i risultati lo consentiranno, saranno avviati studi più ampi nei Paesi asiatici dove il virus ha causato focolai ricorrenti, tra cui Bangladesh e India.
Il vaccino in sperimentazione utilizza una piattaforma già nota: un virus del morbillo vivo attenuato, modificato per esprimere una proteina del virus Nipah, in particolare quella del ceppo identificato in Malesia alla fine degli anni Novanta. Secondo quanto riportato dall’European vaccine initiative, i test preclinici hanno mostrato la capacità del candidato vaccinale di indurre una risposta immunitaria e di proteggere gli animali da un’infezione letale. Si tratta di risultati preliminari, che dovranno ora essere confermati nelle fasi cliniche.
Il virus Nipah è inserito dall’Organizzazione mondiale della sanità tra i patogeni prioritari per la ricerca, a causa dell’elevata letalità, stimata tra il 40 e il 75 per cento dei casi, e dell’assenza di terapie specifiche. La trasmissione avviene principalmente attraverso il contatto diretto con fluidi corporei infetti o con alimenti contaminati, come alcuni prodotti derivati dalla palma da dattero. I serbatoi naturali del virus sono soprattutto i pipistrelli della frutta, ma sono documentati anche ospiti intermedi, tra cui i suini.
Le epidemie registrate negli ultimi anni, in particolare nel subcontinente indiano, sono rimaste finora circoscritte grazie a misure di sanità pubblica e al tracciamento dei contatti. Il rischio di diffusione su larga scala è considerato limitato, anche perché la trasmissione interumana non è efficiente come quella dei virus respiratori più comuni.
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