Violenza online contro le donne, Unterberger: «Non può restare impunita» – Cronaca
«Le mozioni approvate alla Camera per contrastare la violenza digitale contro le donne non devono restare una semplice dichiarazione d’intenti. È urgente che tutte le forme di violenza contro le donne, comprese quelle realizzate e diffuse attraverso strumenti digitali, siano perseguite penalmente». Così, in una nota, la presidente del Gruppo per le Autonomie, Julia Unterberger.
«La direttiva UE del 13 giugno 2024 obbliga gli Stati membri a introdurre entro il 2027 una serie di fattispecie di reato nei propri ordinamenti al fine di rafforzare il contrasto alla violenza di genere. Va dato atto che l’ordinamento italiano ha conosciuto importanti novità, tra cui la recente introduzione del reato di deepfake, che punisce la creazione e la diffusione non consensuale di immagini e video realizzati con l’intelligenza artificiale», ha aggiunto Unterberger.
«Tuttavia, è necessario intervenire alla radice, contrastando il clima di odio e di violenza sessista che trova nella Rete una potente cassa di risonanza. Attacchi e campagne che ledono la dignità delle donne sono in aumento, favoriti non solo dall’intelligenza artificiale, ma anche da un contesto di diffusa impunità. Per questo è necessario che, come nella maggior parte degli altri Paesi europei, vengano introdotti i cosiddetti reati d’odio. Attualmente, infatti, in Italia resta impunito chi insulta le donne in generale o incita all’odio e alla violenza contro di esse. L’azione penale è possibile solo quando la condotta diffamatoria o violenta è rivolta a una persona determinata».
«A tal proposito, è all’esame della Commissione Giustizia del Senato un disegno di legge di cui sono prima firmataria e che è stato sottoscritto da 77 senatrici e senatori. Il testo introduce, analogamente alla legge Mancino, il reato di odio e di istigazione alla violenza e alla discriminazione contro le donne, prevedendo pene aggravate per i reati commessi online. La tanto citata libertà di espressione, infatti, termina laddove vengono lesi i diritti di interi gruppi di persone.»




