Economia

Violenza economica, a rischio il 22% degli italiani


Il 15% degli italiani maggiorenni, ovvero circa 7,7 milioni persone, dichiara di aver subito episodi di violenza economica. Un valore che si accentua in alcuni segmenti, che risultano maggiormente vulnerabili: le persone che si trovano in condizione di disoccupazione (24%), quelle nella fascia d’età 35-44 anni (22%), chi ha un reddito personale e familiare limitato (20%), e chi è single, separato o vedovo (19%). Le vittime dichiarano che sono soprattutto i partner o gli ex partner (54% dei casi) gli autori della violenza economica, mentre nel 35% dei casi le forme di violenza risultano perpetrate nel rapporto fra genitori e figli.

A tratteggiare il quadro è una ricerca di gruppo Sella e Università Cattolica del Sacro Cuore che ha come obiettivo quello di misurare la diffusione della violenza economica in Italia e individuare i fattori che ne aumentano o riducono il rischio, sia per chi la subisce sia per chi la agisce. La violenza economica si manifesta attraverso comportamenti intenzionali che mirano a limitare o controllare l’accesso alle risorse economiche di un’altra persona, creando condizioni di dipendenza e vulnerabilità. La ricerca individua tre modalità attraverso cui questo abuso prende forma: il controllo economico, che implica la restrizione dell’accesso al denaro e agli strumenti finanziari, nonché la richiesta sistematica di rendicontazioni delle spese; il sabotaggio economico, che ostacola le opportunità di lavoro o di formazione e lo sfruttamento economico, ovvero l’appropriazione delle risorse della vittima o l’imposizione di obblighi finanziari non consensuali.

Quando il fenomeno della violenza economica viene analizzato attraverso strumenti basati sui comportamenti, e non solo sulle dichiarazioni consapevoli, la quota di persone a rischio sale al 22%: circa 6,5 milioni di italiani si trovano in una condizione di rischio medio o elevato senza esserne consapevoli. A questo dato critico si accompagna anche una inerzia nelle reazioni, con quasi la metà di chi ha subito violenza economica che dichiara di non aver adottato alcuna misura di contrasto strutturata, tuttalpiù si ricorre a reti informali come familiari e amici. A monte, dallo studio si evidenzia come il fenomeno non sia ancora del tutto conosciuto: il 46% degli italiani dichiara di non averne mai sentito parlarne e solo il 10% riconosce tutti i comportamenti che la caratterizzano.

Gli aspetti psicosociali e relazionali incidono maggiormente rispetto alle caratteristiche socio-demografiche. Un significativo fattore di rischio è la percezione di minore competenza delle donne nella gestione del denaro che aumenta il rischio di subire violenza economica, ma può anche favorire comportamenti abusivi. Le persone con percezione di minore competenza nella gestione delle finanze risultano più frequentemente vittime di violenza economica (27% dei casi contro il 15% nella popolazione complessiva). Tra coloro che dimostrano maggiore fiducia nelle proprie competenze finanziarie, la prevalenza del fenomeno scende al 12%. L’educazione finanziaria si conferma il principale fattore di protezione. Quasi 9 persone su 10 ritengono ci sia bisogno di maggiori informazioni sul tema, di come poter riconoscere i segnali (68%) e come chiedere aiuto e supporto (67%).


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