Violenza a scuola, lo sfogo di Vincenzo Schettini: “Abbiamo sbagliato ad abbassare la guardia. Si è smesso di dire no”

Vincenzo Schettini interviene sull’accoltellamento a scuola richiamando gli adulti alle proprie responsabilità. Per il docente si è smesso di dire “no” e si pensa troppo ai programmi, trascurando il dialogo.
Vincenzo Schettini, il noto docente e divulgatore del canale La Fisica Che Ci Piace, ha affidato ad un video sui social un duro commento dopo i tragici eventi a La Spezia. Il professore non usa mezzi termini per esprimere il suo sconcerto di fronte a quanto accaduto. Si chiede “dove arriveremo”, sottolineando con forza che “un ragazzo non può essere accoltellato a morte in una scuola” e che simili tragedie non possono e non devono accadere.
Purtroppo, fa notare Schettini, non si tratta di un caso isolato. Ormai si sente parlare sempre più spesso di aggressioni tra ragazzi o ai danni degli insegnanti. L’interrogativo che pone è inquietante: “Ma stiamo scherzando? In quante città i ragazzi, le baby gang girano con i coltellini?”.
Il docente evidenzia come la rabbia e la solitudine stiano alimentando un aumento degli episodi violenti. Secondo lui, è necessario che gli adulti prendano coscienza della situazione, domandandosi seriamente “se abbiamo sbagliato ad abbassare la guardia, noi a scuola come professori e a casa come genitori”.
Il problema, secondo l’analisi del prof, risiede anche nell’educazione. Schettini afferma che “si è smesso di dire no”. Ricorda come, in passato, quei rifiuti generassero liti e discussioni in famiglia, ma ribadisce che proprio “attraverso quello scontro si cresceva”. Oggi, invece, siamo grati per quell’educazione fatta di regole e dialogo.
L’appello è a non lasciare soli i ragazzi, con un’assunzione di responsabilità che coinvolge in prima persona anche la categoria dei docenti. Schettini ammette che “la colpa principale ce l’abbiamo noi grandi” e si mette in mezzo a questa storia come professore.
Spesso, lamenta il divulgatore, la scuola è una corsa frenetica dietro ai programmi e alle interrogazioni, dimenticando l’aspetto umano. “Non ci si ferma a dire a questi figli parliamo”, osserva con amarezza. L’invito finale è quello di dialogare con gli studenti e insegnare loro il “rispetto della vita degli altri”, ricordando che questi ragazzi “presto saranno anche loro genitori”.
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