Vino tra criticità e prospettive, Confagricoltura Umbria chiede con urgenza un tavolo regionale

Confagricoltura Umbria torna a riaccendere i riflettori sul comparto vitivinicolo regionale, fiore all’occhiello dell’economia umbra ma oggi gravato da profonde criticità. L’organizzazione, che da sempre vanta una forte rappresentanza nel settore, ha sollecitato la Regione Umbria a riprendere con decisione quel dialogo avviato nel 2025, ma che finora non è ancora approdato a un confronto concreto su soluzioni condivise.
Il comparto sta infatti attraversando una fase delicata, segnata da una profonda crisi dei consumi e del commercio, con forti difficoltà a spuntare sui mercati prezzi adeguati al reale valore qualitativo del prodotto, elemento che comporta un reale rischio di abbandono produttivo da parte di diversi viticoltori, scoraggiati dalla congiuntura economica. La situazione è resa più complessa dalla presenza di iniziative sviluppate senza un adeguato coordinamento, sebbene motivate dalla volontà di individuare soluzioni efficaci. È pertanto necessario, secondo Confagricoltura, ricondurre tali sforzi a una visione condivisa, promuovendo un’azione coordinata che coinvolga gli attori storici del settore.
Trovare la ricetta giusta non è semplice, ma Confagricoltura Umbria è convinta che il successo possa essere raggiunto solo attraverso un confronto leale tra tutti i soggetti consortili e associativi, sotto la regia e il coordinamento della Regione. Il presidente di Confagricoltura Umbria, Matteo Pennacchi, ha condiviso queste riflessioni a margine della riunione della Sezione regionale di prodotto vitivinicola, convocata dal presidente di sezione Filippo Antonelli. “Il binomio vino e territorio è l’antesignano di quella promozione integrata che rappresenta il perno indispensabile per valorizzare l’Umbria, le sue produzioni e la sua ricettività”, ha dichiarato Pennacchi. “La diffusione di rumors che evidenziano criticità senza però cercare un confronto profondo e leale tra le parti, mi ha spinto – in piena sintonia con la Sezione di prodotto – a scrivere all’assessore Meloni per chiederLe la convocazione urgente di un tavolo di settore. Sono certo che l’assessore saprà cogliere questa richiesta, con l’obiettivo di costruire il futuro del vino umbro insieme a tutti i suoi attori fondamentali”.
Negli anni il settore ha già dimostrato di saper trovare percorsi convergenti. Se fino a vent’anni fa il comparto appariva frammentato, la nascita di Umbria Top – che ha unito i consorzi di tutela e i principali brand del settore – ha permesso di sviluppare progetti di promozione concreti ed organici. Questa sinergia ha consentito di ottimizzare la gestione delle risorse della PAC e della Regione, garantendo tra le altre cose la partecipazione collettiva a Vinitaly.
Oggi la sfida si rinnova. L’ultima importante operazione in ordine di tempo è stata la creazione del Distretto di Qualità del Vino Umbro, un progetto coordinato proprio da Umbria Top. Si tratta dell’unico progetto umbro finanziato con le risorse PNRR messe a disposizione dal MASAF: una misura che, oltre a sostenere i piani delle singole imprese, mette in campo risorse per iniziative comuni di promozione, che andranno a sommarsi ai fondi già disponibili per il sistema Umbria.
Da tempo si discute del valore strategico dell’IGT Umbria e della necessità di adeguare l’offerta alle tipologie di prodotto richieste dal mercato. Per Confagricoltura è giunto il momento di un confronto serio e definitivo sulla creazione di un Consorzio di tutela, laddove gli attori della filiera ne confermino l’utilità.
Confagricoltura Umbria, nel riaffermare il proprio sostegno alle imprese vitivinicole e alle strutture aggregate gestite liberamente dai produttori, richiama le istituzioni pubbliche al dovere di accompagnare questi processi di convergenza. “Mettendo a sistema le azioni coordinate dei vari attori con le risorse a disposizione potremmo raggiungere i risultati prefissati con maggiore facilità”, conclude il presidente Pennacchi. “Il contesto è molto complesso, per questo auspichiamo un bilancio trasparente sulle iniziative svolte finora e sulla loro reale capacità di creare valore. Per quanto mi riguarda, i parametri che contano sono tre: i volumi di vino commercializzati, il valore medio di vendita e l’ampiezza dei mercati conquistati. Dobbiamo puntare alla crescita su queste tre direttrici se vogliamo dare un futuro concreto ai nostri viticoltori e produttori”.
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