Vino al supermercato: ecco perché attorno ai 10 euro si fanno i migliori affari in Umbria

di M.T.
In Umbria il vino non è solo una voce da scaffale, ma un pezzo strutturale dell’economia agricola regionale. Proprio per questo parlare di “affari” al supermercato ha senso solo se si parte da alcuni dati concreti, che aiutano a capire perché una bottiglia da 9 o 10 euro, sugli scaffali umbri, spesso rappresenti un punto di equilibrio reale e non uno slogan.
Secondo gli ultimi dati ufficiali Istat, in Umbria la superficie vitata è di poco superiore ai 13 mila ettari, con una produzione annua che oscilla tra 800 mila e 1 milione di ettolitri, a seconda dell’andamento climatico delle vendemmie. È una produzione limitata rispetto alle grandi regioni vitivinicole, ma con una caratteristica precisa: oltre il 60 per cento del vino umbro rientra in denominazioni di qualità Dop o Igp, una quota più alta della media nazionale. Questo significa che, già alla base, una parte rilevante del vino prodotto in regione ha costi di produzione più elevati rispetto ai vini comuni.
Questo dato è decisivo per capire i prezzi al supermercato. Sotto i 5 o 6 euro, anche in Umbria, diventa difficile trovare vini che abbiano una filiera interamente regionale e un livello qualitativo costante. Nei disciplinari umbri, dalle Doc alle Docg, le rese per ettaro sono contenute e gli affinamenti spesso lunghi. Un vino come il Sagrantino di Montefalco, per esempio, prevede tempi di maturazione che incidono direttamente sui costi. È uno dei motivi per cui le bottiglie di Sagrantino difficilmente scendono sotto una certa soglia senza compromessi evidenti.
Nei supermercati umbri, infatti, le denominazioni regionali più diffuse nella grande distribuzione si collocano quasi sempre tra gli 8 e i 12 euro. È il caso dell’Orvieto Doc, che rappresenta da solo circa un terzo dell’intera produzione vinicola regionale, o del Rosso di Montefalco, spesso proposto proprio in quella fascia di prezzo. Non si tratta di un caso, ma di un punto di incontro tra i costi sostenibili per i produttori e il prezzo accettabile per il consumatore medio.
Spendere meno, soprattutto quando si parla di vini umbri a denominazione, significa quasi sempre rinunciare a qualcosa: o alla provenienza reale delle uve, o alla cura nella vinificazione, o alla freschezza del prodotto. È qui che entra in gioco il tema delle offerte. Nei supermercati dell’Umbria capita di trovare bottiglie scontate, ma la prima cosa da controllare resta l’annata. Per alcuni bianchi umbri, come l’Orvieto base, un’annata troppo vecchia è spesso un segnale negativo, perché si tratta di vini pensati per essere bevuti giovani.
All’estremo opposto, anche spendere molto al supermercato non è sempre la scelta migliore. I dati regionali sulle vendite indicano che la quota di vini sopra i 15 euro nella grande distribuzione umbra è ridotta e concentrata su poche etichette. Questo perché i produttori locali che lavorano su fasce più alte tendono a vendere direttamente in cantina, in enoteca o tramite ristorazione, dove il valore del vino può essere raccontato e spiegato. In quel caso, il supermercato diventa un canale meno adatto.
Un altro elemento che in Umbria conta più che altrove è la struttura delle aziende. La regione ha circa 250 soggetti imbottigliatori, molti dei quali di dimensioni medio-piccole e a conduzione familiare. Questo rende piuttosto frequente la dicitura “prodotto e imbottigliato”, che indica una filiera seguita direttamente dall’azienda. Nei vini umbri presenti sugli scaffali, questa indicazione è spesso un buon segnale di tracciabilità, soprattutto quando il prezzo si colloca nella fascia intermedia.
Anche le cantine sociali hanno un ruolo specifico nel contesto umbro, in particolare nell’area del Trasimeno e dell’Orvietano. Consentono di contenere i prezzi, ma il risultato finale dipende molto dal valore riconosciuto alle uve conferite. È uno dei motivi per cui, a parità di prezzo, alcune bottiglie risultano più equilibrate di altre, pur appartenendo alla stessa denominazione.
Un ultimo dato aiuta a inquadrare il contesto. In Umbria il consumo di vino pro capite è in linea con la media nazionale, ma in calo costante da almeno quindici anni. Si beve meno, ma si sceglie con più attenzione. Questo spiega perché la fascia attorno ai 10 euro sia diventata centrale anche nella regione: non è più la bottiglia “di tutti i giorni”, ma quella da pasto del fine settimana o da portare a una cena, dove il consumatore è disposto a spendere qualcosa in più purché il vino sia affidabile.
In questo quadro, l’“affare” al supermercato umbro non è quasi mai la bottiglia stracciata in offerta né quella molto costosa. È più spesso una Doc regionale tra gli 8 e i 12 euro, di un produttore riconoscibile, con un’annata recente e una filiera chiara. Non è un compromesso al ribasso, ma il punto in cui, numeri alla mano, qualità e prezzo riescono più probabilmente a incontrarsi.
The post Vino al supermercato: ecco perché attorno ai 10 euro si fanno i migliori affari in Umbria appeared first on Umbria 24.
Source link
