Vinitaly, ecco perché non se ne può fare a meno. Però si può sempre migliorare
Anche quest’anno Veronafiere si prepara a dare il via a Vinitaly, evento imprescindibile per il settore vitivinicolo italiano e congresso di grande fama per gli addetti ai lavori. Tuttavia, molte delle nuove generazioni che operano in questo ambito, dai sommelier ai giovani produttori, non hanno mai partecipato all’esposizione veronese, che invece rappresenta ancora un punto di riferimento per uno dei settori più rilevanti della nostra economia.
Per comprendere a fondo il mercato del vino è fondamentale immergersi nell’atmosfera affollata di Vinitaly. A questo proposito, un consiglio pratico: non recatevi senza un piano preciso. Definite in anticipo cosa volete approfondire, che si tratti di una zona, un vitigno o uno stile produttivo.
Negli anni, accanto a Vinitaly, sono nate numerose manifestazioni alternative, come Vin Natur, Cerea o Summa. Questi eventi, seppur validi, arricchiscono ma non possono sostituire del tutto Vinitaly. Alcuni credono che queste fiere possano essere autosufficienti, ma in realtà offrono solo una visione parziale del mondo del vino italiano. Per questo motivo, ritengo sia essenziale partire da Vinitaly e, se necessario, integrare la visita con altre esposizioni.
È vero, ogni anno emergono criticità organizzative, carenze nei servizi e difficoltà ricettive. Tuttavia, la principale sfida per Vinitaly è trasformarsi in un evento più agile e moderno, prendendo spunto da altre manifestazioni come VinParis ad esempio. Snellire la formula e migliorare l’esperienza per espositori e visitatori renderebbe l’evento ancora più efficace.
Non ho dubbi che un importatore o distributore estero interessato al vino italiano non possa permettersi di ignorare Vinitaly. Allo stesso tempo, prevedo una crescita delle fiere più focalizzate su specifici territori, sebbene queste rimangano manifestazioni parziali e non in grado di rappresentare l’intero panorama vitivinicolo.
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