Liguria

Vigili del fuoco a processo a Genova, Usb: “Nessuna tutela per chi lavora in prima linea”


Genova. “Ci auguriamo che sia l’inizio per far emergere tutte quelle lacune normative che espongono esclusivamente gli operatori in prima linea a rischi e responsabilità legate al soccorso tecnico urgente della popolazione, esonerando totalmente il datore di lavoro, ovvero i vertici della dirigenza dei vigili del fuoco, una situazione che denunciamo da sempre”. Così il coordinamento provinciale Usb dei vigili del fuoco commenta l’inizio del processo per i sei colleghi coinvolti nella morte del 14enne Andrea Demattei, vittima di un incidente in canoa lo scorso 12 gennaio.

“Le scelte politiche, strettamente affiancate da silenzi dirigenziali nella complicità di talune sigle sindacali, hanno permesso nel corso degli anni che i lavoratori andati in pensione non venissero rimpiazzati da un pari numero di assunzioni, fino al punto di rendere necessaria una riduzione (dapprima ufficiosa e in seguito legittimata con cambi normativi) di uomini nella composizione delle squadre di soccorso, costringendo gli operatori rimasti a ricoprire più mansioni e ruoli nella stessa giornata lavorativa – lamenta il sindacato -. Tutto questo in un attività delicata come quella dell’emergenza, dove anche una sola persona o un’attrezzatura adeguata, potrebbe cambiare le sorti degli eventi”.

“Denunciamo nuovamente la totale assenza di una normativa rivolta alla tutela legale degli operatori, che (come in questo caso) vengono abbandonati singolarmente ad affrontare ingenti spese economiche per poter esporre semplicemente il loro operato attraverso perizie di parte di cui a nostro avviso, dovrebbe farsi carico l’amministrazione dei vigili del fuoco. Oggi rivolgiamo il nostro pensiero sia ai lavoratori coinvolti che ai parenti della giovane vittima, comprendendo le diverse emozioni e le difficoltà di ognuno di loro”.

“Restiamo invece in trepidante attesa, delle innumerevoli promesse fatte dal capo del Corpo e dal suo staff dirigenziale, durante la sua ultima visita fatta al comando provinciale, riguardanti un possibile (praticamente scontato) supporto economico e morale proprio in virtù di quanto sopra esposto, promesse rimaste eluse e confinate in qualche stanza in via Albertazzi. In un paese dove la politica ha il coraggio di aumentare l’età pensionabile ad una categoria che non può sopportare nessuna riforma se non migliorativa, rivolgiamo un grido di dolore ma anche un monito a tutti i cittadini e ai soggetti coinvolti. Come Usb – concludono – saremo ancora più attenti nei confronti della dirigenza, che sino ad oggi non ha mancato di lanciare insinuazioni velate proprio nei confronti della magistratura, anziché prodigarsi in una effettiva riforma indirizzata al miglioramento della risposta al cittadino e alle tutele dei suoi operatori”.

 




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