Vigile del fuoco morto per glioblastoma, respinta la causa di servizio
Due anni fa prese avvio la causa di servizio per la morte del vigile del fuoco aretino Antonio Ralli. Nei giorni scorsi (proprio a 12 mesi di distanza da quando è balzato alle cronache il caso dei pompieri aretini morti per glioblastoma di IV grado) è arrivata la delibera del Comitato di verifica per le cause di servizio, comunicata tramite l’Ufficio Centrale per le Risorse Umane del Dipartimento dei Vigili del Fuoco. L’esito: richiesta respinta. Perché, secondo la commissione che ha esaminato l’istanza, mancherebbero prove concrete di esposizione per ravvisare un nesso di causalità. Un risultato che non ha sorpreso i familiari di Ralli, ma che ha comunque lasciato loro l’amaro in bocca.
“Una risposta che, in fondo, ci aspettavamo. Ma che fa comunque male”, commenta il figlio Matteo. Visti i precedenti – in primis la causa per il decesso di Maurizio Ponti respinta nel novembre del 2024- sfociati in un rigetto, i familiari di Ralli non avevano coltivato grandi aspettative. Speravano però che dall’istanza partisse almeno qualche approfondimento che potesse, non solo fare chiarezza, ma anche essere d’aiuto ad altre famiglie. “Nelle motivazioni della delibera – spiega Matteo – si afferma che l’incidenza di alcuni casi in una stessa area geografica, non può essere tradotta in un nesso causale diretto, dato che sono necessari studi epidemiologici a conferma. Ed è proprio questo che noi abbiamo chiesto fin dall’inizio: studi epidemiologici che aiutino a fare chiarezza. Indagini che purtroppo non sono mai state avviate”.

Lo scorso giugno ha preso il via uno studio sull’esame del sangue dei vigili del fuoco che non si è ancora concluso. E’ condotto insieme all’Unviersità di Bologna e l’esito doveva essere inizialmente comunicato nel mese di marzo, per poi slittare a data da destinarsi. Ma si tratta di uno studio che non avrebbe un valore epidemiologico, bensì dovrebbe mostrare se sono presenti pfas nel sangue dei vigili del fuoco. “Una base – prosegue Matteo – dalla quale partire, per capire poi l’effetto di queste sostanze e se ci sono relazioni con le malattie che sempre più frequentemente vengono diagnosticate tra i vigili del fuoco”.
La battaglia per i familiari di Ralli va avanti: “Adesso stiamo valutando se fare ricorso – spiega Matteo – di sicuro non ci fermeremo qui, abbiamo fatto tanto fino a oggi e non ci arrenderemo proprio adesso”.
Intanto proprio nei giorni scorsi un’altra famiglia ha pianto un vigile del fuoco morto per glioblastoma. Si aggiunge ai tre aretini, al collega umbro, ai quattro di Matera, ai singoli casi di Pescara e Genova. Si tratta di un giovane pompiere siciliano: si chiamava Salvatore, era di Catania. E’ morto a soli 38 anni. Mentre un altro vigile, questa volta di Bologna, sta combattendo una lotta durissima contro il medesimo tumore raro. I colleghi di Mario (questo il suo nome)hanno anche aperto una raccolta fondi per aiutarlo.
Usb interviene sulla causa respinta
La Unione Sindacale di Base alla notizia del rigetto dell’istanza presentata dai familiari di Ralli ha espresso “profonda indignazione”. In una nota entra poi nel merito della motivazione spiegando che per la commissione: “l’exitus per glioblastoma cerebrale di IV grado non può riconoscersi dipendente da fatti di servizio in quanto, nei precedenti di servizio dell’interessato, non risultano fattori specifici potenzialmente idonei a dar luogo a una genesi neoplastica”, escludendo così ogni nesso di causalità o concausalità.
“Usb giudica questa posizione assurda e gravemente ingiusta, soprattutto alla luce della natura stessa del lavoro dei Vigili del Fuoco, quotidianamente esposti a sostanze tossiche, agenti cancerogeni e scenari ad alto rischio per la salute.”
“Secondo studi scientifici recenti, la malattia che ha colpito il collega Ralli – sostiene Usb – potrebbe essere correlata all’esposizione ai Pfas, sostanze chimiche altamente nocive presenti negli ambienti operativi dei Vigili del Fuoco, come USB denuncia da tempo anche attraverso uno studio indipendente condotto sul personale del Corpo e le evidenze scientifiche, a partire dai lavori dello IARC (Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro), che riconoscono chiaramente l’esposizione professionale dei Vigili del Fuoco a sostanze cancerogene, tra cui i Pfas”.
“È inaccettabile che si continui a negare l’evidenza scaricando sui lavoratori e sulle loro famiglie il peso della mancanza di studi epidemiologici e di monitoraggi sistematici dell’esposizione professionale, che dovrebbero essere un obbligo delle istituzioni e che, invece, non sono mai stati adeguatamente realizzati.”
Usb denuncia poi “come l’assenza di dati ufficiali, imputabile alle carenze del Ministero, venga paradossalmente utilizzata per respingere richieste legittime di riconoscimento, negando diritti e tutele a chi ha servito lo Stato fino all’estremo sacrificio”.
Il sindacato di base avanza quindi una serie di richieste: il riesame immediato del provvedimento; l’avvio urgente di studi epidemiologici obbligatori sul personale del Corpo; il riconoscimento automatico delle patologie oncologiche come malattie professionali per i Vigili del Fuoco; maggiori tutele per i familiari dei lavoratori deceduti.
“Usb continuerà a battersi affinché venga fatta giustizia per il collega Antonio Ralli, per Maurizio Ponti e per tutti i Vigili del Fuoco che ogni giorno mettono a rischio la propria vita e la propria salute”.
Ultimo aggiornamento ore 18,15
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