VIDEO: THE MANIFESTO1789 – Last Day Out [ Esclusiva IfB ]

La nostra gradita anteprima di oggi è dedicata ai ravennati THE MANIFESTO1789, che nascono come band capace di unire atmosfere psichedeliche, pulsazioni noise, trame melodiche e quel dualismo vocale che da sempre distingue e caratterizza il loro stile.
“Last Day Out” / “Houses”, in uscita il 20 Marzo 2026, è il doppio singolo, una sorta di 45 giri digitale con Lato A e Lato B, che segna il ritorno del trio, ben noto nella scena psych rock grazie ai due album “Maximilien” (2019) e “Season of Miranda” (2023).
“Last Day Out” / “Houses” è un dittico visionario che attraversa paesaggi interiori, memorie distorte e simboli di un’Europa inquieta. Le due tracce dialogano come capitoli di un’unica deriva psichedelica: un viaggio che parte dall’ultimo giorno “fuori” e termina dentro le strutture — reali o mentali — che ci definiscono e ci imprigionano.
“Last Day Out”, il “Lato A”, dipana un flusso di immagini febbrili: citazioni che evocano un continente in ombra, boulevard incandescenti, figure dorate, dancehall lisergiche. La voce oscilla tra fuga e attrazione, tra desiderio di lasciarsi andare e bisogno di un ritorno impossibile. È un brano che vive di contrasti: romanticismo decadente, pulsazioni rock, visioni chimiche e confessioni intime.
Ed è proprio di questo brano che abbiamo il video in esclusiva:
“Houses”, il “Lato B”, è il contraltare oscuro. Qui il mondo si chiude in un cerimoniale dal sapore post?apocalittico. “Houses” richiama l’idea di dinastie e appartenenze, di legami che si tramandano e modellano l’identità di chi ne fa parte. Il brano si muove su un’atmosfera ipnotica e rituale, completando il viaggio iniziato con Last Day Out e conducendolo verso una dimensione più interna, oscura e simbolica.
Il videoclip di “Last Day Out” è costruito come un flusso di visioni intermittenti, un mosaico febbrile di frammenti che sembra emergere direttamente dalla mente del protagonista del brano.
Scenari notturni incandescenti, interni anonimi, ombre che attraversano lo schermo: tutto contribuisce a creare un senso di movimento continuo, di ricerca, di smarrimento lucido. Le immagini scorrono come ricordi che non si lasciano afferrare del tutto, come se fossero state registrate nell’ultimo giorno “fuori”, prima di un passaggio irreversibile.
Le riprese riflettono la natura del brano: un viaggio psichedelico tra attrazione e fuga, tra desiderio di abbandono e nostalgia per ciò che si sta lasciando alle spalle.
Il montaggio di Matteo Pozzi (Cacao, Action Man) amplifica la sensazione del tempo stesso che si frammenta e frantuma: un diario visivo psicotropo, un collage emotivo che non spiega, ma lascia intuire.
Listen & Follow
The Manifesto 1979: Facebook
Source link




