Video diffuso nella chat della squadra, il caso dei calciatori del Bra si aggrava: “Trattata come un trofeo”
BRA – Più ancora del racconto della notte di festa seguita alla promozione in Serie C del Bra, è la diffusione di video e foto nella chat di squadra “We are Champs” a pesare come uno degli elementi più delicati nell’inchiesta che vede imputati tre giovani calciatori per violenza sessuale ai danni di una ventenne torinese.
Secondo gli atti dell’indagine, infatti, le immagini di quanto avvenuto nell’appartamento dei giocatori tra il 30 e il 31 maggio dello scorso anno sarebbero finite poco dopo nella chat del gruppo squadra, trasformando quel presunto episodio di violenza in una vicenda ancora più umiliante per la ragazza. Un passaggio che ha portato anche all’accusa di revenge porn contestata ad Alessio Rosa, 23 anni, attaccante oggi al Ligorna.
È proprio questo aspetto ad aver segnato profondamente la giovane, costituitasi parte civile nel processo. «Mi hanno trattata come un trofeo», ha raccontato, spiegando di provare ancora oggi vergogna per la circolazione di quelle immagini tra compagni di squadra e conoscenti.
A giudizio in abbreviato, insieme a Rosa, ci sono Fausto Perseu, 24 anni, oggi al Giulianova, e Jesus Christ Mawete, 21 anni, centrocampista del Livorno. La loro versione, affidata ai difensori Gianluca De Bonis e Livia Rossi, resta però diametralmente opposta: secondo la difesa, la ragazza sarebbe stata consenziente e avrebbe seguito i giocatori nell’appartamento sapendo che non vi si trovava un solo atleta, ma almeno altri due compagni.
Le chat sequestrate dagli investigatori rappresentano uno dei nodi centrali dell’inchiesta coordinata dal pubblico ministero Davide Greco. Poco prima dell’incontro, infatti, sui telefonini dei tre sarebbero comparsi messaggi come «Vieni nudo», elementi che per l’accusa rafforzano l’ipotesi di una premeditazione del rapporto di gruppo.
La giovane sostiene invece di avere acconsentito soltanto a seguire uno dei calciatori conosciuti durante i festeggiamenti, rifiutando esplicitamente l’idea di un rapporto con più persone. Una volta arrivata nell’alloggio, però, si sarebbe trovata di fronte anche agli altri due compagni. Nel suo racconto agli inquirenti riferisce di essersi perfino finta morta pur di far cessare le violenze.
Ma è la successiva condivisione del video nella chat “We are Champs” a trasformare la vicenda in un caso che va oltre il presunto abuso, toccando il tema della mortificazione pubblica e della spettacolarizzazione del corpo della vittima all’interno dello spogliatoio virtuale della squadra.
Sul fronte sportivo, intanto, Alessio Rosa è stato regolarmente convocato dal Ligorna 1922 per la trasferta di Serie D contro il Chisola. La società genovese, in una nota, ha fatto sapere di seguire la vicenda «con attenzione, nel pieno rispetto del lavoro della magistratura e del principio di presunzione di innocenza», ribadendo al tempo stesso la propria condanna verso ogni forma di violenza.
Il confronto processuale entrerà nel vivo a maggio, quando i tre calciatori saranno ascoltati. Ma già ora, al centro del caso, non c’è soltanto ciò che sarebbe accaduto in quell’appartamento, bensì anche la scelta di condividere quelle immagini nella chat della squadra, senza che nessuno delle decine di persone si sconcertasse per le violente immagini.
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