Vibo, torna in carcere il boss Mancuso “l’Ingegnere”: pena definitiva per violazioni della sorveglianza speciale
Torna in carcere il boss della ’ndrangheta vibonese Pantaleone Mancuso, 65 anni, detto “l’Ingegnere”, originario di Limbadi ma residente a Nicotera. È divenuta irrevocabile la condanna alla reclusione di un anno, 4 mesi e 8 giorni per reiterate violazioni degli obblighi connessi alla misura di prevenzione della sorveglianza speciale con obbligo di soggiorno.
L’arresto è stato eseguito dai carabinieri della Stazione di Nicotera, che hanno condotto l’uomo nel carcere di Vibo Valentia.
I precedenti e la scarcerazione
Mancuso era tornato in libertà nel gennaio 2025 in seguito a una decisione del Tribunale di Sorveglianza di Napoli. In precedenza si trovava nella casa-lavoro di Aversa dopo essersi sottratto alla libertà vigilata, rendendosi irreperibile a seguito della collaborazione con la giustizia del figlio Emanuele.
Era stato poi rintracciato e arrestato a Roma il 15 marzo 2019 all’interno di una sala bingo. Già nel 2014 era stato catturato al confine tra Argentina e Brasile mentre era latitante per associazione mafiosa e duplice tentato omicidio. Estradato in Italia, era nuovamente scomparso nel 2016, venendo arrestato nel giugno 2017 a Joppolo.
I procedimenti in corso
Attualmente Mancuso è imputato a Vibo Valentia per narcotraffico internazionale di cocaina, quale capo promotore, nel processo nato dall’operazione della Dda “Adelphi”. È inoltre sotto processo in appello a Catanzaro per il duplice tentato omicidio della zia Romana Mancuso e del cugino Giovanni Rizzo.
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