Puglia

viaggio nella storia con il procuratore Marco De Paolis

FRANCAVILLA FONTANA – “C’è un tempo per la pazienza e uno per la memoria”, cantava Ivano Fossati, e proprio di questo “tempo ritrovato” venerdì 27 marzo si è discusso presso l’aula magna dell’istituto F. Ribezzo di Francavilla Fontana durante la presentazione del libro “Caccia ai nazisti” del procuratore generale militare Marco De Paolis. L’evento ha messo a nudo il meccanismo dell’oblio che per cinquant’anni ha protetto i responsabili delle più atroci stragi nazifasciste in Italia.

Ciò che ha colpito maggiormente è stata la straordinaria capacità espositiva del procuratore. Lontano dal linguaggio asettico delle aule di tribunale, De Paolis ha condotto i nostri ragazzi in un vero e proprio “viaggio nella Storia”. Al centro del dibattito, l’immagine ormai simbolo di questa vicenda: l’armadio di Palazzo Cesi a Roma. Trovato nel 1994 con le ante rivolte verso il muro e sigillato, conteneva 695 fascicoli “archiviati provvisoriamente”. Riaprire quelle ante ha significato, prima di tutto, sfidare un silenzio istituzionale durato cinquant’anni. Erano le prove degli eccidi di Sant’Anna di Stazzema, Marzabotto, Civitella e centinaia di altri borghi martoriati nel 1944. “L’armadio è stato finalmente girato e le sue ante rimarranno aperte perché la verità non ha data di scadenza”. La forza di un incontro di tale portata non sta solo nei documenti, ma nella capacità narrativa di chi quei processi li ha vissuti e condotti in prima persona e De Paolis non si è limitato a citare codici, ma “ha riportato in vita” le storie delle vittime e il clima di quegli anni.

L'incontro con gli studenti

“Ogni sentenza emessa è stata un mattone aggiunto alla nostra democrazia”. Senza la verità su quegli eccidi, la democrazia italiana sarebbe rimasta una casa costruita su fondamenta fragili. Portare a giudizio i responsabili, anche dopo sessant’anni, è stato l’atto finale di nascita della Repubblica, il momento in cui lo Stato ha finalmente smesso di voltare le spalle ai propri figli.

Il punto di rottura più forte con il passato, emerso con vigore durante l’incontro, risiede nel definitivo superamento del concetto di “obbedienza cieca”. De Paolis, con la chiarezza di chi ha scavato nelle pieghe più oscure della storia, ha trasformato le stragi del 1944 in un monito giuridico permanente che parla direttamente ai conflitti dei nostri giorni.
Il ponte gettato verso l’attualità è quello della non prescrittibilità: un principio che sancisce come il tempo non possa mai diventare un colpo di spugna per i crimini contro l’umanità. Processando capitani e sergenti a distanza di sessant’anni, il Magistrato ha lanciato un messaggio inequivocabile a ogni soldato e a ogni cittadino del presente: non ci si può nascondere dietro una divisa per giustificare l’orrore.

L’insegnamento che resta impresso è che la responsabilità della coscienza individuale è, e deve restare, superiore a qualsiasi grado militare o ordine ricevuto. De Paolis spiega che il diritto internazionale moderno (nato proprio con questi processi) stabilisce che un ordine manifestamente criminale non deve essere eseguito. L’obbedienza non è un alibi.

Nessun “armadio” e nessun confine temporale potranno più proteggere chi sceglie di calpestare la dignità umana, perché la giustizia, quando è autentica, ha la memoria più lunga della Storia. Gli studenti del liceo Ribezzo, sapientemente guidati dalle/dai docenti di storia e filosofia e in particolare dalla professoressa Lacorte, hanno animato l’incontro con domande e sollecitazioni scaturite dal lavoro di preparazione svolto dalle classi sull’analisi del libro di De Paolis.

L’incontro si è concluso con un monito: la memoria non è un esercizio rivolto al passato, ma una sentinella per il presente. Il libro non è solo il diario di un’indagine, ma una bussola civile per le nuove generazioni, affinché comprendano che la giustizia richiede coraggio, ostinazione e il rifiuto di ogni zona d’ombra. E mentre le luci si spegnevano nell’Aula Magna, restava nell’aria la sensazione che la giustizia, pur se tardiva, avesse finalmente trovato casa tra queste mura.

Rimani aggiornato sulle notizie dalla tua provincia iscrivendoti al nostro canale whatsapp: clicca qui

Seguici gratuitamente anche sul canale Facebook: https://m.me/j/Abampv2kioahdYYR/

BrindisiReport è anche su Mobile! Scarica l’App per rimanere sempre aggiornato.


Source link

articoli Correlati

Back to top button
Translate »