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Viaggi d’istruzione sempre più sospesi, CNDDU: prestazioni non obbligatorie dei docenti e responsabilità giuridiche senza tutele contrattuali

La progressiva sospensione dei viaggi d’istruzione, delle visite formative e delle attività extrascolastiche non rappresenta un fenomeno episodico o contingente, ma il segnale di un problema strutturale che riguarda il rapporto di lavoro docente. A lanciare l’allarme è il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani, che invita a leggere quanto sta accadendo in diverse realtà territoriali come il risultato di una carenza di regolazione normativa e contrattuale.

Secondo il Coordinamento, il sistema scolastico continua a fondare una parte rilevante dell’offerta formativa su prestazioni aggiuntive che, dal punto di vista giuridico, non sono obbligatorie. Il contratto collettivo nazionale definisce infatti in modo puntuale le attività dovute dai docenti, distinguendole nettamente da quelle aggiuntive, che possono essere svolte solo previo consenso. L’accompagnamento degli studenti in viaggi d’istruzione e attività esterne rientra pienamente in questa seconda categoria, trattandosi di prestazioni eccedenti l’orario di servizio e caratterizzate da un elevato contenuto professionale.

Il tentativo di ricondurre tali attività a un presunto dovere implicito del docente, osserva il Coordinamento, si porrebbe in contrasto con i principi di tipicità e legalità che regolano il pubblico impiego. A ciò si aggiunge il tema delle responsabilità giuridiche: la vigilanza sugli studenti in contesti extrascolastici comporta un ampliamento significativo dell’area di rischio, sia sul piano civile sia su quello penale. La posizione di garanzia attribuita al docente accompagnatore, anche alla luce dell’articolo 2048 del Codice civile e dell’orientamento consolidato della giurisprudenza, richiede un livello di attenzione elevato che non può prescindere da un adeguato inquadramento contrattuale.

Un nodo centrale riguarda inoltre la retribuzione. Il Coordinamento richiama l’articolo 36 della Costituzione, che impone la proporzionalità tra prestazione lavorativa e compenso, sottolineando come non sia giuridicamente sostenibile pretendere attività caratterizzate da una forte estensione temporale, da una continuità di presenza e da un’elevata esposizione a responsabilità senza una remunerazione adeguata. In questo quadro, il richiamo alla “missione educativa” del docente rischia di creare una confusione tra piano etico e piano giuridico, facendo ricadere sulle singole persone oneri che dovrebbero invece essere disciplinati dall’ordinamento.

La conseguenza di questa ambiguità normativa è una crescente tensione all’interno delle scuole, in cui il diritto allo studio degli studenti e il diritto dei docenti a una prestazione equamente retribuita vengono percepiti come interessi contrapposti. Una contrapposizione che, secondo il Coordinamento, non è fisiologica, ma deriva dall’assenza di un quadro regolatorio chiaro e coerente.

Per questo motivo, il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani chiede un intervento di livello nazionale che affronti in modo esplicito e sistematico la disciplina delle attività extrascolastiche, collocandole all’interno di un quadro contrattuale certo, uniforme e conforme ai principi costituzionali. Solo un adeguamento del contratto collettivo e delle relative fonti attuative, conclude il Coordinamento, potrà garantire da un lato la continuità dell’offerta formativa per gli studenti e dall’altro la piena tutela della dignità professionale e giuridica dei docenti.


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