Umbria

via il requisito della residenza pluriennale e dell’incensuratezza


L’assemblea legislativa dell’Umbria ha approvato una riforma storica dell’edilizia residenziale sociale. Con 12 voti favorevoli della maggioranza (Pd, Avs, M5S, Ud-Pp) e 6 contrari delle opposizioni (FdI, Lega, FI), Palazzo Cesaroni ha dato il via libera alle modifiche alla legge regionale tramite un intervento normativo che ridisegna i criteri di accesso alle case popolari, eliminando due storici requisiti: il periodo minimo di residenza in Umbria e l’incensuratezza per l’intero nucleo familiare.

Il disegno di legge, predisposto dalla giunta ed emendato in Terza commissione, si propone di riportare la normativa regionale “sui binari della Costituzione”, come ha sottolineato il relatore di maggioranza Fabrizio Ricci (Avs). Al centro della riforma, l’articolo 3 della Costituzione e il compito della Repubblica di rimuovere gli ostacoli economici e sociali che impediscono il pieno sviluppo della persona.

La modifica più rilevante è l’abolizione del requisito della residenza prolungata in Umbria, in ottemperanza alle ripetute pronunce della Corte Costituzionale che hanno dichiarato illegittime simili previsioni. “Proprio chi versa in stato di bisogno si vede più di frequente costretto a trasferirsi da un luogo all’altro spinto dalla ricerca di opportunità di lavoro”, ha ricordato Ricci, citando la Consulta.

Altrettanto significativa è la riscrittura della norma sull’incensuratezza. La nuova legge abroga la “odiosa previsione” che estendeva il requisito della fedina penale pulita all’intero nucleo familiare, una disposizione che, secondo il relatore, ha prodotto “situazioni realmente drammatiche” in Umbria.

Ricci ha portato due esempi concreti: una coppia di anziani coniugi di Foligno, entrambi con invalidità, che si è vista notificare la decadenza dall’alloggio a causa di un reato commesso dalla figlia maggiorenne; e una famiglia di Terni con tre persone disabili, esclusa dalla graduatoria perché il padre aveva commesso un reato vent’anni prima.

La nuova norma prevede l’esclusione solo per chi ha riportato condanne passate in giudicato per delitti non colposi con pena detentiva superiore a sette anni, e solo finché la pena non sia stata interamente eseguita e non sia intervenuta la riabilitazione. L’obiettivo, spiega Ricci, è garantire che “chi ha pagato il suo debito con la giustizia deve avere automaticamente, senza bisogno di complicati iter burocratici, la possibilità di accedere come tutti gli altri al diritto alla casa”.

La riforma introduce altre innovazioni come i punteggi specifici per nuclei con persone con disabilità (invalidità almeno al 75%) o minori con certificazione Legge 104/1991; la riserva di alloggi per persone con disabilità; nuove “condizioni di emergenza” che danno accesso prioritario agli alloggi: donne vittime di violenza, persone discriminate per orientamento sessuale o identità di genere, individui sottoposti a sfratto per pignoramento; protocolli con gli Uffici di esecuzione penale esterna e terzo settore per supporto abitativo a detenuti in misura alternativa o in esecuzione penale esterna; cancellazione della decadenza per mancato rispetto dell’obbligo scolastico, “con l’obiettivo di garantire continuità abitativa alle bambine e ai bambini in situazione di particolare fragilità”; autorecupero degli alloggi: possibilità per gli assegnatari di ristrutturare direttamente gli appartamenti non locabili (oggi circa 1.600 in regione).

La riforma ha acceso il dibattito in aula. Il relatore di minoranza, Matteo Giambartolomei (FdI), ha parlato di “impostazione ideologica che sacrifica la sicurezza dei cittadini e l’equità sociale sull’altare di un assistenzialismo indiscriminato”. Secondo Giambartolomei, consentire l’accesso agli alloggi Erp a soggetti con condanne penali rappresenta “un vulnus inaccettabile per le famiglie oneste che attendono in graduatoria da anni”.

Il consigliere di FdI ha citato i dati: 4.270 nuclei familiari in lista d’attesa in Umbria, circa 800 a Perugia e oltre 500 a Terni, a fronte di 1.300 alloggi sfitti. “Mentre famiglie oneste aspettano per anni in graduatoria pagando le tasse e rispettando ogni regola – ha attaccato – questa riforma manda un messaggio gravissimo: chi ha violato la legge può essere trattato come chi la legge l’ha sempre rispettata”.

Dalla maggioranza è arrivata una replica compatta. Luca Simonetti (M5S) ha difeso l’impianto della legge: “Non possiamo prevedere ostacoli per coloro che hanno pagato il conto con la giustizia”. Maria Grazia Proietti (Pd) ha ribadito che “il criterio deve essere la fragilità e non la residenza o la permanenza sul territorio”. Cristian Betti (Pd) ha aggiunto: “L’edilizia pubblica deve essere a disposizione di chi ha bisogno, a prescindere dal proprio passato”.

Unico punto di convergenza tra maggioranza e opposizione è stato l’emendamento presentato da Andrea Romizi (FI), approvato all’unanimità. La proposta introduce strumenti innovativi come il cohousing sociale, i community hub e i progetti di comunità, prevedendo la riqualificazione degli spazi comuni ERP attualmente sottoutilizzati (locali commerciali sfitti, ex sedi associative, sale condominiali) da destinare a hub socio-educativi, orti urbani, laboratori artigianali e culturali.

Respinti invece, con 13 voti contrari e 6 favorevoli, tre emendamenti presentati da tutte le opposizioni relativi alle occupazioni abusive.

 


Source link

articoli Correlati

Back to top button
Translate »