Via Chiassaia spazio inadeguato. Il Comune cerchi altra sede

Il comitato formato da cittadini del centro storico lancia un nuovo appello all’amministrazione comunale affinché decida di riaprire il confronto per individuare un’altra sede dei locali riservati alla mensa Caritas. Da quest’autunno, la struttura scelta per lo svolgimento del servizio è infatti la parrocchia di Santa Maria in Gradi di via Chiassaia, una scelta fin dall’inizio non condivisa da diversi residenti, tanto da raggiungere oltre 300 adesioni in una raccolta firme.
La decisione del Comune risale alla scorsa estate, dopo che nel mese di giugno era arrivata la chiusura del sottochiesa del Sacro Cuore di piazza Giotto, che dal 1997 era stato il luogo in cui veniva ospitato il servizio.
La nota del comitato
“I residenti del centro storico ribadiscono con chiarezza di non essere contrari al servizio della mensa Caritas, né all’attività svolta dalla Caritas, che viene riconosciuta come fondamentale e di grande valore sociale.
Proprio perché si tratta di un servizio così importante e delicato, riteniamo però indispensabile che venga collocato in luoghi adeguati e sicuri, sia per le persone che ne usufruiscono sia per i residenti.
Oltre 300 cittadini hanno sottoscritto una raccolta firme contro il trasferimento della mensa Caritas da piazza Giotto ai locali di via Chiassaia, non per opporsi al servizio, ma per chiedere un confronto con Caritas, Diocesi e Amministrazione al fine di individuare una soluzione più idonea. Nell’incontro di novembre, alla presenza della vicesindaca Lucia Tanti, il Comune ha confermato la scelta di via Chiassaia, senza aprire alla possibilità di soluzioni alternative.
I locali individuati, fronte strada e di dimensioni contenute, presentano evidenti criticità in termini di gestione dei flussi e degli spazi di attesa. Da quanto risulta ai residenti, inoltre, i locali individuati erano in origine adibiti a garage, elemento che rende ancora più necessario un approfondimento puntuale sulla loro effettiva idoneità a ospitare una funzione così delicata e ad alta frequentazione.
Chiediamo pertanto verifiche puntuali su capienza, vie di fuga, aerazione, impianti e requisiti igienico-sanitari e antincendio: la sicurezza di utenti e residenti deve restare prioritaria. È stato comunicato che la struttura servirebbe circa 80 persone e che per l’intervento verrebbero utilizzati fondi pubblici del Pnrr, come riferito dalla vicesindaca Tanti. A questo punto poniamo una domanda semplice: è davvero la scelta migliore investire queste risorse in una struttura dalle dimensioni così limitate e non idonea proprio mentre la richiesta di aiuto è in continuo aumento?
Non sarebbe più opportuno valutare uno spazio alternativo, più ampio e funzionale, che non imponga limiti così restrittivi al servizio?
I firmatari chiedono al Comune di riaprire il confronto e di individuare una soluzione più adeguata dal punto di vista funzionale, urbanistico e logistico, nell’interesse dell’intera comunità”.
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