Piemonte

Vezza “Un Cactus tra le vigne, così in Langa abbiamo rilanciato l’icona internazionale di design”


Alzi la mano chi non ha mai visto uno dei Cactus di Gufram. L’eccentrico appendiabiti ideato da Guido Drocco e Franco Mello è diventato uno degli oggetti più riconoscibili del design italiano. Forse non tutti sanno, però, che oggi a produrlo e commercializzarlo è Italian Radical Design, il gruppo della famiglia Vezza con sede a La Morra, nelle Langhe. Dopo l’acquisizione di Gufram nel 2012 sono stati rilevati anche i brand Memphis Milano (2022) e Meritalia (2023), puntando su mercati internazionali e collaborazioni strategiche. Ne abbiamo parlato con Charley Vezza, ceo del gruppo e promotore della candidatura di Alba a Capitale italiana dell’arte contemporanea 2027.

Come nasce l’idea di fare design nelle Langhe?

«È una storia molto personale. Tutto parte da Gufram, azienda di cui mia madre era appassionata e collezionista. Io sono cresciuto con quegli oggetti: il Cactus con cui da bambino parlavo, la Bocca in fondo alle scale che mi faceva paura. Lei ha visto quest’impresa un po’ dimenticata, finita in un gruppo più grande, e ne ha intuito il potenziale».

Da Torino siete arrivati ad Alba.

«Sì, abbiamo praticamente ricostruito l’azienda portandola qui: Alba ha tantissimo da offrire, è un territorio molto creativo. Lo dimostrano gli artisti, gli scrittori, la cucina, il vino. Anche Michele Ferrero lo era: cosa c’è di più creativo della Nutella?».

Com’è strutturata oggi l’azienda a livello produttivo? «Siamo una trentina di persone tra produzione, professionisti e uffici. Produciamo qui a La Morra buona parte dei prodotti. Non tutto, ovviamente: per esempio i vetri di Memphis li realizziamo a Murano. Ma lavoriamo per internalizzare sempre di più».

Su che numeri vi attestate? «Non parliamo mai di migliaia di pezzi. Non vedremo mai mille Cactus prodotti in un anno. La dimensione è artigianale: per ogni icona siamo nell’ordine delle centinaia di pezzi. Questo è un valore aggiunto, perché dietro c’è un grande lavoro manuale».

I Cactus sono il vostro traino? «Cactus, Bocca e Pratone restano i best seller di Gufram, ma negli anni abbiamo creato nuove icone. Memphis invece è un marchio molto più articolato: mobili, luci, accessori. Per Meritalia, invece, sono soprattutto gli imbottiti a trainare il mercato».

Quali sono le sfide future? «L’Italia resta centrale: è il cuore del design da cui partono progetti per tutto il mondo. L’Europa è lo zoccolo duro. L’Asia è in forte crescita: Corea, Singapore, Filippine sono mercati molto interessanti. La Cina è stata importantissima fino a pochi anni fa, poi su lusso ha rallentato che riguarda tutto il lusso. Ma la vera grande sfida sono gli Stati Uniti».

Perché proprio gli Usa?

«Sono la prima economia mondiale ma consumano poco design italiano di questo tipo. È un mercato diverso: meno legato alla storia, più attratto dal bello immediato. Bisogna passare dagli interior designer, dagli opinion leader, da chi riesce a fare da ambasciatore del marchio. Serve tempo, ma il feedback è positivo».

Infine: Alba Capitale dell’arte contemporanea 2027.

«Qui mi tolgo il cappello da imprenditore. È un progetto che nasce da amici, come Valerio Berruti e Nicolas Ballario, e ne coinvolge altri, come Francesco Vezzoli e Maurizio Cattelan. Non è un premio alla carriera per la città, ma una scintilla per il futuro».


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