Vestirsi bene in montagna aspettando Milano-Cortina 2026
Il rischio è sempre lo stesso: sembrare un Omino Michelin ambulante o, al contrario, ritrovarsi a battere i denti per aver puntato incautamente su pezzi tragicamente sbagliati. La valigia alpina segue un’unica, universale legge: quella del layering intelligente. O, come lo chiamavano le nonne più sagge, la tecnica di vestirsi a cipolla. Bisogna, infatti, procedere per stratificazioni, negoziando con i volumi e le grammature dei capi, bilanciando tecnica e termoregolazione, insieme al sacrosanto desiderio di sentirsi raffinati anche mentre si sorseggia un bombardino o ci si dedica a un po’ di sano shopping a valle.
La buona notizia è che il segreto non è l’accumulo compulsivo, ma la sovrapposizione smart: pochi item scelti accuratamente, capaci di funzionare senza soluzione di continuità dallo chalet alla discesa con il bob, passando tra cene con gli amici davanti al camino a pomeriggi rilassanti alla spa. Perché le temperature scendono, ma gli standard di eleganza non devono abbassarsi, mai.
Dal rifugio alle piste, due trend, un solo guardaroba
L’abbigliamento montano per l’inverno 2025-26 attualmente si dipana lungo due binari molto chiari: da una parte il trend neo nostalgico, pensato per chi la montagna la vive con calma, tra chalet, passeggiate e après-ski danzanti, dall’altra il filone hi-tech sartoriale, dedicato a chi passa la maggior parte del tempo in movimento sulla neve, tra sci, snowboard e ciaspolate nei boschi.
Il primo è vero e proprio un tuffo nel passato negli anni Ottanta e Novanta, con un grande ritorno dei piumini dalle tinte vivaci e dai volumi abbondanti, così come dei montoni in stile vintage e le pellicce dal pelo lungo (veri o fake è questione di budget e, perché no, di filosofia di vita).
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