Vertenza Natuzzi, trattativa fallita: i lavoratori protestano al Mimit
Vertenza Natuzzi salta l’intesa su piano industriale: i lavoratori protestano al Mimit. Vaccaro (Cgil): «Le produzioni tornino in Italia».
Una mobilitazione vera e propria e una presenza numerosa di lavoratori in protesta sotto il Ministero del Made in Italy prima dell’incontro di lunedì. E’ questa oggi la prospettiva che riguarda la vertenza Natuzzi alla luce della rottura del tavolo di trattativa tra azienda e sindacati dopo la presentazione del piano industriale. Dopo un primo incontro giovedì scorso che aveva lasciato aperte una serie di situazioni e di posizioni sono arrivate nel corso della giornata di lunedì a Bari all’incontro convocato dalla regione Puglia una serie di prese di distanza che hanno poi portato fino alla rottura del tavolo sindacale.
I LAVORATORI DI NATUZZI LAVORATORI PROTESTANO DOPO LA ROTTURA DEL TAVOLO E LE RICHIESTE SUL RESHORING
«La necessità per come la vediamo noi sarebbe quella magari di ripartire dal piano che era stato condiviso nel 2024 e 2025 tra Natuzzi e i sindacati e che tra l’altro prevedeva il ritorno in Italia attraverso il cosiddetto reshoring di tutte quelle produzioni che oggi sono all’estero in modo da andare a concentrare e rafforzare l’attività produttiva» ha spiegato al “Quotidiano” il segretario regionale della Fillea Cgil di Basilicata Angelo Vaccaro.
IL DISAPPUNTO DEI SINDACATI SULLE PROSPETTIVE DI CRESCITA
«Sappiamo che adesso la situazione diventa dura. Incontreremo i lavoratori in assemblea nei prossimi giorni. Noi non vogliamo una rottura ma un terreno di rilancio e di confronto che al momento non vediamo. Bisogna avere il coraggio di una ripresa della crescita e non una destrutturazione del gruppo che non porta da nessuna parte» sono le parole di Vaccaro che spiegano di fatto come gli elementi che hanno portato a questa situazione non riguardino un aspetto solamente ed in maniera particolare ma evidentemente un insieme di situazioni che puntano, secondo i sindacati, solo nella direzione dell’ottimizzazione e riduzione dei costi e non in quella evidentemente di una scelta di politiche di rilancio e di crescita che possano dare una prospettiva ai lavoratori della Natuzzi.
«Il piano presentato non convince affatto: rischia di determinare un netto peggioramento delle condizioni di vita e di lavoro per le lavoratrici e i lavoratori e senza nessuna prospettiva per una definitiva uscita dall’utilizzo degli ammortizzatori sociali, vanificando anche il lavoro di sintesi fin qui svolto al tavolo con le regioni Puglia e Basilicata» avevano spiegato al termine dell’incontro e una volta determinata la rottura in una nota congiunta Fillea Cgil, Feneal Uil e Filca Cisl.
LA DISMISSIONE DI JESCE 1 E LA CESSIONE DI LA MARTELLA
Tra le altre questioni oltre alla chiusura confermata dello stabilimento di Jesce 1 a Santeramo anche quella che riguardava la cessione del polo logistico materano di La Martella facente parte del gruppo Natuzzi. «Grave la decisione di procedere con la cessione del polo di La Martella (Direzione Logistica), un ulteriore tassello che impoverisce il controllo diretto sul ciclo produttivo e mette a rischio altri posti di lavoro» avevano chiosato duramente anche su questo le organizzazioni sindacali. Adesso il confronto si sposta al Mimit lunedì con però una distanza profonda da dover colmare nel corso dei prossimi giorni.
Source link




