Verstappen non si diverte più e minaccia l’addio. Ma la sua non è un’idea originale
Basta, non gioco più. La carriera sportiva racconta successi e fatica, qualche delusione e alcune imprese. Ma se il momento di dire basta arriva per la fine del divertimento, lo stop è brusco. Fa crash.
Possibile che nei campioni scompaia la voglia, la passione, la gioia di fare e vincere? Prima che Verstappen, cannibale della F1 dicesse: potrei lasciare, non mi diverto più, molti prima di lui l’hanno fatto davvero.
Marat Safin talento sregolato del tennis, amante della bella vita e delle belle donne, incapace di governare un talento immenso e irregolare, si è ritirato prima dei 30 anni perché non aveva più motivazioni. Sentiva “un vuoto dentro e tutto fuori”.


Ma nel tennis c’è chi ha smesso prima. Ed era tra i più grandi di sempre. Borg non ha smesso, è fuggito (lo dice così a Emanuela Audisio: è stata una fuga). A 26 anni. Senza motivazioni, senza stimoli, senza voglia di affrontare il rivale, una sconfitta e tanti demoni.
Per restare tra giganti Micheal Jordan, l’uomo che ha trasformato il basket in arte e bellezza pure, l’atleta che ha superato confini, si è ritirato a 30 anni e dopo 3 titoli NBA consecutivi. Diceva a se stesso: cos’altro posso chiedere? C’era un periodo buio, autodistruttivo, il padre ucciso mentre dormiva, gli volevano rubare la macchina, la storiaccia della scommesse. E lui: non mi va più, non mi diverto più. Fine dei giochi. Proverà a tornare, come fanno molti. Che si ripresentano anche dopo un addio perché una seconda vita senza adrenalina non ha sapore.
Come Verstappen si è trovato Casey Stoner che odiava il paddock, le chiacchiere, i pettegolezzi, la pressione mediatica e alla fine anche l’elettronica. Quelle moto non si guidavano più col talento. Ha detto: basta, non mi piace, non mi diverto. Metto il cavalletto e scendo.
Mark Spitz si ritirò dal nuoto a 22 anni, subito dopo le Olimpiadi di Monaco del 1972, dove vinse sette medaglie d’oro e stabilì sette record mondiali. Sentiva di aver nuotato troppo, era il momento di andare controcorrente.
Ci sono i Cristiano Ronaldo, quelli che si nutrono di adrenalina e di loro stessi, che non si riescono a mettere ai margini e si svegliano con nuovi obiettivi. Fine mai. E chi torna perché il passo indietro è uno sport in cui siamo tutti bravi. E poi c’è la categoria piccola di chi smette presto tra noia, scomparsa della passione e del divertimento. Ognuno si sceglie il suo finale, ma senza divertimento, basta, è la fine dei giochi.
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